Games and the City

Vita a Los Angeles, videogiochi e tante altre cose che non c'entrano niente

03 dicembre 2007

Il paese delle libertà


In teoria ai giornalisti di tutto il mondo sono garantite immunità e libertà di espressione. Qualche volta non va proprio così, come dimostra il fatto che le indagini per l'omicidio di Ilaria Alpi siano state riaperte ora, dopo tredici anni. Noi, però, ci occupiamo di videogiochi, un campo molto più sicuro del traffico internazionale di armi e scorie tossiche. Noi siamo "quelli che giocano tutto il giorno", "quelli che non sanno cosa sia il vero lavoro" e "quelli che restano sempre bambini". Finchè succede qualcosa che ci ricorda che non abbiamo alcuna tutela, nè in Italia nè negli Stati Uniti, e che siamo sostanzialmente nelle mani delle case editrici per cui lavoriamo. Riassumo quello che è successo qui negli ultimi giorni. Un paio di settimane fa Eidos pubblica un gioco, Kane & Lynch, che per usare un eufemismo si rivela decisamente al di sotto delle aspettative. Molti giornalisti, Sterling compreso, pubblicano le loro recensioni dando al gioco la media del 6, che nella nostra industria è considerato un mezzo fallimento. Tra i vari giornalisti coinvolti c'è anche Jeff Gerstmann, direttore editoriale di GameSpot, uno dei principali siti di riferimento per il pubblico americano. Solo che GameSpot ha stretto un accordo con Eidos: ha letteralmente tappezzato le pagine del sito con pubblicità di Kane & Lynch, ricevendo in cambio tanti bei dollaroni. Eidos va su tutte le furie e minaccia di ritirare la suddetta campagna pubblicitaria, cosa che porterebbe a perdite economiche considerevoli. Cosa fa allora la dirigenza di GameSpot? Licenzia il povero Gerstmann, che stava lì da undici anni. Ritira la video recensione dal sito e modifica quella scritta. Poi pubblica un bel commentino in legalese in cui dice che l'allontanamento di Gerstmann non dipende da pressioni di publisher esterni, ma da cause su cui purtroppo vige il "no comment". Per fortuna la cosa non è passata inosservata, anzi ha scatenato un vespaio. Un numero imprecisato di lettori ha cancellato la sottoscrizione a GameSpot e i giornalisti di Ziff Davis hanno protestato con tanto di picchetti davanti alla sede della compagnia rivale. Gerstmann nel frattempo non parla, non può: ha dovuto firmare un documento in cui promette di non parlare della cosa con nessuno per un mese... altrimenti, dopo undici anni di onorata carriera, non gli darebbero nemmeno la liquidazione. Mi auguro che si sia già messo in contatto con un avvocato con le palle, così la prossima volta che ne sentiremo parlare sarà per farci delle grasse risate. Noi, nel frattempo, progettiamo sempre più attivamente di fondare un nostro sindacato di categoria. E' già abbastanza stressante essere accusati di corruzione dal pubblico tutto il tempo senza che sappiano come stanno veramente le cose: se poi ci si mettono pure le minacce di licenziamento è meglio andare a lavorare al mercato del Ferry Building. Parola di una freelancer che non ci pensa nemmeno lontanamente a farsi assumere di nuovo da una casa editrice.

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2 Comments:

  • At 9:15 AM, Blogger Eli said…

    wow..il mondo è pieno di squali a caccia solo di soldi.non deve essere semplice aggirarsi in quelle acque.ed è ancora più difficile poi, non perdere la credibilità nei confronti dei lettori che si fidano del nostro giudizio..saluti omonomi:)

     
  • At 8:05 AM, Blogger Fabrizio Cariani said…

    la cosa che mi chiedo e' quanti di questi abusi restino "al di sotto della superficie". Almeno in questo caso, da quanto dici, sembra che si sia scatenato un putiferio!

     

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