Games and the City

Vita a Los Angeles, videogiochi e tante altre cose che non c'entrano niente

07 ottobre 2009

Storie romantiche dal mondo digitale


Capita a volte, in una domenica ventosa e poco movimentata, di decidere di fare un salto a IndieCade, una convention di sviluppatori indipendenti che promette di essere l'evento alternativo del weekend. Capita di scambiare due chiacchiere con personaggi più o meno noti dell'industria dei videogiochi e di essere invitati a un barbecue da una designer con cui il mio mentore mi aveva messa in contatto, ma che non avevo mai incontrato di persona. Capita, tra un hamburger e un portabella mushroom grigliato, di guardarsi intorno e di scoprire che si è circondati da sviluppatori provenienti da Giappone, Argentina, Austria e sì, anche dal lontano Iowa. Capita poi che il giapponese in questione sia uno dei designer più amati da me e Sterling, uno dei pochi che mette d'accordo i nostri gusti diametralmente opposti in fatto di videogiochi. Ed è a quel punto che succede una cosa inaspettata. Il designer, che chiameremo Keita (come d'altronde fanno tutti, visto che è il suo nome all'anagrafe), riconosce Sterling e gli corre incontro, poi vede me e quasi si commuove. La conoscenza risale a qualche mese fa, quando Sterling aveva incontrato Keita per un'intervista, ma quello che mi sfugge è ciò che si sono detti in quell'occasione. Scopro che Sterling gli ha spiattellato la toccante storia (verissima, tra l'altro) di come sia io che lui avessimo recensito un gioco di Keita ancor prima di incontrarci, di come io avessi per caso letto l'articolo di Sterling e avessi pensato che quel giornalista lontano e sconosciuto fosse proprio sulla mia lunghezza d'onda. Un filo sottile ma lunghissimo che, attraverso un oceano e un continente, ci vede oggi felicemente sposati. Ebbene, a Keita questa storia di come un suo gioco abbia contribuito a unire due persone è rimasta impressa per mesi, magari gli ha anche fatto riconsiderare il suo lavoro sotto una luce diversa. Ed è proprio questo che oggi mi ha colpita: come una forma di intrattenimento a detta di molti fredda e priva di un'anima possa nascondere così tanta umanità. Come ogni gioco che creiamo, che recensiamo, possa in qualche modo influenzare le vite di tanti, nel bene o nel male. Di questo cercherò di ricordarmi più spesso quando eseguirò un lavoro controvoglia, magari riguardando il sorriso autentico di quella foto con Keita.

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18 giugno 2009

Punti di vista

Parlando al telefono con una mia amica:
Io: "...e ultimamente sono tornata al punto croce, che avevo lasciato da un pò"
Lei: "Come sei antica"
Io: "In realtà sto facendo una schermata di Pac-Man gigante"
Lei: "Come sei geek"

In realtà il punto croce mi diverte, mi rilassa e soprattutto mi distrae dalle prodezze pugilistiche di Sterling, che ormai non fa altro che giocare a Fight Night 4 ogni sera perchè la recensione è imminente. GreenPixels mi ha perfino commissionato un articolo su arts & crafts applicate ai videogiochi, segno evidente che non sono sola a questo mondo. Stavo anche pensando di comprare una macchina per cucire e trovare qualcuno che mi insegni a usarla, così i miei capolavori avranno finalmente un uso pratico (Pac-Man per esempio dovrebbe diventare un cuscinone per il salotto).

Parlando di cose completamente diverse (ma sempre legate ai videogiochi), ho trovato un mentore. O meglio, un mentore ha trovato me. E' notizia ormai abbastanza ufficiale il fatto che sto tentando un cambio di carriera, dal giornalismo alla localizzazione/traduzione di videogiochi. E' un processo abbastanza difficile, perchè le compagnie di localizzazione guardano con sospetto le nuove leve, sempre timorosi che gli si voglia rubare il lavoro. Sto andando un pò a tentoni e traducendo tutto quello che mi capita sottomano, anche gratis pur di farmi un nome (la mia traduzione italiana di questo bellissimo gioco è stata pubblicata proprio ieri, a proposito: dategli un'occhiata e se non sapete come risolverlo chiedetemi pure). Qualche giorno fa ho deciso di rivolgermi a Women in Games, un'associazione di cui faccio parte insieme alle altre 800 povere anime che costituiscono la minoranza delle donne in questa industria. Pare che la cosa abbia funzionato, perchè dopo poco ho ricevuto un'email da un veterano dell'industria, che si è offerto di aiutarmi nel mio cambio di carriera mettendomi in contatto con le persone con cui ha lavorato in passato e che potrebbero tornarmi utili. Il tutto al solo scopo filantropico di aiutare una donna a farsi strada in un settore quasi completamente dominato dagli uomini. La cosa divertente è che mi sono resa conto di conoscerlo benissimo questo veterano, almeno di fama: è stato l'autore di Indiana Jones and the Fate of Atlantis, Secret of Monkey Island, Day of the Tentacle e di tanti altri titoli celebri degli anni '90 che ho giocato accanitamente insieme a mia sorella, strizzate in due sulla poltrona dello studio di mio padre. Mia madre ci guardava, sorrideva e scuoteva la testa: non avrebbe mai potuto immaginare che quei giochi sarebbero stati la mia salvezza quindici anni dopo...

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09 giugno 2009

Per (s)fortuna c'è l'E3


Tra cambio di casa e scatoloni mi ero quasi dimenticata dell'esistenza dell'E3, la solita fiera dedicata ai videogiochi di cui, volenti o nolenti, non ci perdiamo un'edizione. La cosa più strana di quest'anno è stata poter tornare a casa tutte le sere, invece che in una stanza di hotel con pessima connessione internet gentilmente offerta dalla compagnia di Sterling. Questa edizione è tornata ai fasti del passato, dopo gli ultimi due anni molto più ristretti che sinceramente non mi erano dispiaciuti affatto. E invece ecco spuntare di nuovo il caos, la folla di curiosi, le booth babes seminude e gli appuntamenti rimandati all'ultimo minuto perchè il PR di turno si è confuso, o forse non ha dormito abbastanza per tutto il mese precedente. Non sono una fan di manifestazioni così in grande, anche perchè si finisce per vedere sempre meno giochi di quello che si vorrebbe. Qualche aspetto positivo però c'è anche così: i party serali, le chiacchiere a caso con persone dell'industria che altrimenti non capiterebbe mai di incrociare, giochi e accessori ricevuti in regalo solo perchè si è giornalisti, le celebrità coinvolte loro malgrado come per legittimare i videogiochi agli occhi del grande pubblico, e su tutto il piacere di provare titoli che non saranno nei negozi prima di diversi mesi. Titoli che mi ricordano di tanto in tanto perchè faccio questo lavoro, perchè voglio restare in questa industria. Un vortice in cui è bello tuffarsi, ma da cui è altrettanto bello risalire per ricordarsi di avere una vita normale.

Paul McCartney e Ringo sul palco della conferenza Microsoft. Altri ospiti dal vivo sono stati Steven Spielberg, James Cameron e Pelè.

E' il 25° anniversario del film e i Ghostbusters, veri o finti, spuntano ovunque.

Cartelloni giganti per strada pubblicizzano il prossimo Final Fantasy. Siamo già al numero 13, Rocky e Freddy Krueger ci fanno un baffo!

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12 gennaio 2009

La vita continua


Giusto per rallegrare queste pagine, che mi si erano un pò smosciate dopo il precedente post, aggiorno la situazione sull'ormai ex gruppo Ziff Davis. Intanto le ultime news portano a quaranta il numero degli impiegati licenziati, invece che trenta come ci era stato detto inizialmente. Per quasi tutti è stata una settimana disorientata e alcoolica, che però si è conclusa su una nota positiva sabato sera, con un mega party a casa di un amico direttamente coinvolto nella faccenda. Ed eccoli qui tutti insieme nella foto, con un paio di intrusi tra cui ovviamente Sterling, che non si perde un'occasione per fare casino. La vita continua, ci si è detti, perciò meglio festeggiare fin tanto che si è ancora tutti insieme, prima che i nuovi lavori portino alcuni di noi in altre città. Shane per esempio se ne andrà a Los Angeles, Jane a Boston. Ryan, Matt e altri quattro avventurosi hanno deciso di "mettersi in proprio" e di continuare a produrre il loro programma video in modo indipendente, senza investitori. E' una decisione coraggiosa che ha richiesto anche una dose consistente di inventiva: come procurarsi le telecamere e l'attrezzatura necessaria per le riprese? E qui entra in gioco il potere dei fan: in soli due giorni, grazie a una colletta lanciata su Twitter, il gruppo ha raccolto nientemeno che 7.500 dollari! Ecco, questo spirito di inziativa e questo uso creativo dei nuovi media li ho visti raramente in Italia. Come diceva anche Moky, la capacità di reinventarsi degli americani è sorprendente e i tempi di reazione e di ripresa sono decisamente più brevi rispetto al classico "periodo di lutto" che segue un licenziamento in Italia. Magari non ci saranno subito nuovi lavori disponibili per tutti, ma i più creativi si inventeranno qualcosa, ce la faranno di nuovo a uscire dalla crisi. Che è un pò lo spirito del supereroe americano, quello che cade ma poi si rialza. Ce la farà anche il nostro Sterling a rialzarsi dopo il colpo dell'influenza con raffreddore? Questo per il momento non si sa, ma intanto io mi sto beccando tutti i suoi lamenti per ventiquattr'ore di fila. Nel mio piccolo sono anch'io una supereroina...

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06 gennaio 2009

Arrivederci e grazie

Trenta dei nostri amici e colleghi sono stati licenziati in massa oggi. Non un paio o cinque o dieci, ma trenta. Gli sporchi dettagli sono su ogni sito americano dedicato ai videogiochi, ma riassumiamoli per amor di cronaca. L'editore Ziff Davis, uno dei pionieri nel campo dell'editoria videoludica in America, cercava da tempo un acquirente per far fronte a una pesante crisi economica. L'acquirente, Hearst Corp., si è materializzato, ha fatto il suo shopping e ha poi deciso di fare a pezzi quello che era legittimamente diventato suo. Si è quindi tenuto il sito 1UP, la parte più redditizia del pacchetto, e ha cancellato in un nanosecondo il dipartimento video e quello delle riviste cartacee, che rendevano meno. Ovviamente non è stato fatto alcun tentativo per salvare le persone che lavoravano in questi settori. Tutti sono andati in ufficio stamattina come al solito e si sono ritrovati davanti al più classico "arrivederci e grazie". E così stasera ci si è dati tutti appuntamento in un bar del centro: loro, le vittime, e noi, i sostenitori. Vederli così, riuniti per una volta da motivi più grandi di loro, fa male. C'è chi ha già un'alternativa, chi invece è frastornato, chi ha moglie e figli, chi pensa di cambiare tutto e andare a vivere in Giappone. C'è perfino chi ha deciso di sfruttare l'improvvisa libertà studiando l'italiano. E all'improvviso penso di sapere come si siano sentiti gli abitanti di questa città quando otto anni fa è scoppiata la bolla del dot-com.

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03 novembre 2008

La ruota gira


Un paio di considerazioni sul mio lavoro. Quando ho iniziato, circa sei anni fa, facevo parte di una ristrettissima minoranza di donne che scrivevano di videogiochi. Il problema non riguardava solo l'Italia: ricordo di aver letto i commenti maschilisti che i redattori di IGN avevano scritto a proposito della collega Mary Jane, ora mia amica. Ricordo di aver simpatizzato con lei, pur non conoscendola di persona, e di aver pensato che in fin dei conti le cose andavano allo stesso modo in tutto il mondo. Poi, all'improvviso, Nintendo ha messo in atto una rivoluzione silenziosa: convertire al videogioco donne, bambini e perfino anziani. Tutti quelli che parlavano di follia si sono dovuti ricredere: ora perfino mia madre e mia sorella hanno il loro DS e progettano di comprare un Wii. Il fenomeno ha creato una corrente di giornalismo parallela che non si rivolge ai giocatori hardcore, ma a un pubblico generale che non ama i dettagli tecnici nè un linguaggio troppo specifico. Siti come lo stesso IGN hanno cominciato a creare canali per i casual gamer e i giornalisti più ricercati per questo tipo di lavoro sono ovviamente le donne. Da rarità italiana sono diventata oggetto di diverse richieste di collaborazione per siti con cui mi sto divertendo a sperimentare modi di scrittura completamente diversi rispetto a quelli utilizzati per anni. Al momento le mie collaborazioni più interessanti sono per Green Pixels, un progettone di IGN dedicato alle donne e ai giocatori occasionali, e What They Play, un punto di riferimento per genitori. Ho ritrovato la voglia di scrivere, che ultimamente si era un pò persa tra noiosi dettagli audio e video, e per una volta tanto mi sento valutata per ragioni che non siano semplicemente il coraggio di "averci provato" in un campo dominato dagli uomini. Fa bene allo spirito sapere che la ruota gira anche nel settore dei videogiochi.
P.S.: La foto è vecchia, risale al primo Guitar Hero e a ben prima dei chili di troppo presi in America. Anche quella fa bene allo spirito.

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10 ottobre 2008

Le sorprese del mestiere


Molti di voi non avranno mai neanche sentito parlare del simpatico signore che posa con me nella foto, ma mettiamola così: pensate al vostro regista preferito e immaginate di ritrovarvelo davanti all'improvviso, dopo che vi è stato detto che dovrete intervistare un anonimo rappresentante di quella casa cinematografica. Ecco, io avevo preparato delle domande generali sul gioco in questione, White Knight Chronicles (tra l'altro il titolo migliore che ho visto in questa settimana di fiera) e mi ritrovo di colpo a intervistare il presidente e CEO di Level 5, la mia compagnia di sviluppo preferita in assoluto. Con il blocco degli appunti messo strategicamente a coprire la manina tremante, mi sono lanciata nell'impresa con tutta la professionalità che sono riuscita a recuperare... solo per arrendermi alla fine alla mia natura di fan urlante e chiedergli di posare con me in una foto. L'interprete stava per morire dalle risate, ma con la classe innata delle donne giapponesi si è trattenuta e ha scattato una foto tutto sommato passabile. E così si è conclusa la mia settimana di lavoro in terra nipponica, una settimana che in fondo si è rivelata meno pesante dei vari E3 e Games Convention a cui siamo abituati. C'è stato tempo per andare in giro, fare shopping e assaggiare tutto il cibo di cui sono stata capace (si si, poi quando torno a San Francisco mi metto a dieta). Oggi, appena finito di trascrivere l'intervista in questione, ci armiamo di ombrello e ce ne andiamo in giro a occhi spalancati per la nostra ultima giornata da turisti. Templi scintoisti, dolcetti autunnali e ancora shopping!

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08 ottobre 2008

Tokyo connection


Primo giorno ufficiale di lavoro, ma in realtà abbiamo avuto diversi appuntamenti pre-fiera nei giorni scorsi. Il mio portatile non vuole saperne di connettersi alla rete dell'hotel, perciò ho dovuto aspettare di essere qui al Tokyo Game Show per usare la connessione riservata alla stampa. Dovrei lavorare, ma sono così stanca che preferisco scrivere due parole qui piuttosto che in un articolo serioso, tanto tra poco devo staccare comunque per andare a pranzo. Tokyo è troppo immensa per essere riassunta in poche righe e una manciata di foto. E' un concentrato di energia umana, luci, grattacieli, stradine affollate, profumi esotici. E' esattamente come me la immaginavo e allo stesso tempo diversa, con un tocco di oriente che non è il Giappone. Tutto il resto dovrò descriverlo con più calma appena non sono impegnata a rimbalzare come un elastico tra Sony e Capcom.

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04 ottobre 2008

La cantantessa



Trovo ironico il fatto di non essere mai riuscita ad andare a un concerto Carmen Consoli in Italia e di averla invece vista agevolmente qui a San Francisco, comodamente seduti al tavolino di un teatro storico della città. Con un pò di fortuna, questa volta riesco a pubblicare correttamente il video: non si vede niente (sempre colpa della mia macchina fotografica di notte), ma almeno l'audio è decente. Lei è stata fantastica, ha eseguito tutti i pezzi in versione acustica senza band di accompagnamento e ha cantato perfino tre canzoni tradizionali siciliane. Quanto gli americani ci abbiano capito non lo so, ma di certo Sterling è rimasto impressionato da quello che una sola persona può fare sul palco. Volevo farci un post già da qualche giorno, ma proprio non mi è riuscito di scrivere niente che non fossero articoli di lavoro. E' un periodo particolarmente pieno, anche più della solita media autunnale: continuo a scrivere per GameSpy ma nel frattempo ho accettato anche un'altra collaborazione con un sito che non è stato ancora lanciato e di cui parlerò appena sarà attivo. Non solo è un tipo di scrittura che mi piace molto, ma viene anche pagato molto meglio degli articoli che scrivo per GameSpy (e che già in Italia rappresentano cifre esorbitanti). Intanto la valigia è pronta e lo shuttle per l'aeroporto dovrebbe arrivare a momenti: si parte per il Giappone!

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18 luglio 2008

Delirio post-E3


L'E3 è finalmente conclusa, ma noi siamo ancora nella "war room" a scrivere articoli. In realtà a scrivere sono rimasti in pochi, tutti gli altri sono stati colti da uno dei noti e famigerati attacchi generali di demenza post-fiera. I ragazzi del team di IGN hanno fatto magicamente apparire un bottiglione di whisky da due litri e tutti stanno facendo brindisi a non si sa bene cosa bevendo da una boccia per pesci rossi. Preso dall'entusiasmo generale, il nostro collega Gabe ha rivelato di essere un ex cheerleader e si sta esibendo in una serie di spaccate aeree. Per non essere da meno, una ragazza del dipartimento marketing ha dichiarato di essere stata anche lei una cheerleader e di voler partecipare ai festeggiamenti con un paio di salti ben piazzati. Visto che la ragazza in questione indossa un mini-vestito poco adatto alle esibizioni ginniche, il capo di Sterling le ha gentilmente offerto i suoi pantaloni, rimanendo in un paio di fantastici boxer con fragoloni rossi. I salti e i brindisi proseguono e nessuno sembra intenzionato ad andare a dormire. Mi sa che vado a fare due salti anch'io.

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14 luglio 2008

Vita da fiera


Il primo giorno di E3 ha già portato abbastanza drammi da bastare per il resto della settimana. Premetto che la foto è di repertorio, visto che lo spazio espositivo non aprirà che domani. L'unico evento a cui ho dovuto partecipare oggi è stata la conferenza Microsoft, che ha bilanciato un paio di novità interessanti con tante cose già viste, sentite o copiate dalla concorrenza. Ok, Final Fantasy XIII sarà pubblicato anche su Xbox 360, ma c'era proprio bisogno che il sistema avesse anche lui le sue icone-personaggio clonate dal Wii e un karaoke uguale a quello di Sony? Dopo questa generale mancanza di originalità è stato deprimente fare una fila di mezz'ora per ritirare il pass per la fiera e sentirmi dire che non sono nell'elenco delle persone registrate. Non è la prima volta che succede, ogni anno qualche giornalista è puntualmente vittima della disorganizzazione dell'evento, ma quello che mi ha mandata in bestia sono state le domande idiote dell'impiegata. "Sei sicura di esserti registrata?" Noooo, ho prenotato un biglietto aereo così, solo per godermi il sole di Los Angeles. "Sei sicura di non essere registrata sotto un altro nome?" Certo, in realtà sono una spia del governo italiano mandata a carpire i segreti dei videogiochi americani. Dopo essere stata rimbalzata da un ufficio all'altro senza concludere nulla, ho deciso di stampare la conferma della registrazione e di sventolargliela domani mattina sotto il naso, di solito funziona. Visto che ormai non mi fido di nessuno, farò lo stesso anche con le conferenze Nintendo e Sony, che si svolgeranno una dopo l'altra domani mattina. Da domani inizia la fiera vera e propria, quella che ci costringerà a una manciata di ore di sonno per notte. Per chi fosse poco pratico di questo lavoro, una fiera grande come l'E3 di Los Angeles o la Games Convention di Lipsia si può riassumere così: sveglia intorno alle 7, colazione e trasferimento al Convention Center. Appuntamenti, demo e interviste come da calendario della compagnia per cui si lavora, di solito concentrati tra le 9 del mattino e le 6 del pomeriggio (il pranzo non è un'opzione contemplata, non c'è tempo). Rientro in hotel, cena alle 7 con i colleghi e maratona giornalistica a oltranza. Si comincia a scrivere articoli alle 8 di sera e si va a dormire quando si è finito tutto, se si è fortunati verso le 2 del mattino, altrimenti anche alle 4 o alle 5. Si dorme per un paio d'ore e la mattina dopo si ricomincia tutto daccapo. La cosa non è particolarmente piacevole se si è impiegati regolarmente da una casa editrice o da un sito web, ma se si è freelancer come me si arriva a guadagnare l'equivalente di un mese di lavoro in tre o quattro giorni. Insomma, distruttivo ma ne vale la pena, soprattutto se si lavora per una compagnia grande come GameSpy, che può permettersi una "war room" enorme con internet ad alta velocità, stampanti e cibo a tutte le ore del giorno e della notte. L'avventura è cominciata e, visto che non c'è via di scampo, è meglio allacciarsi le cinture e godersela...

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11 luglio 2008

L'oggetto del desiderio

Oggi è stato un grande giorno per molti, ma non per noi. O almeno non ancora. Inizialmente eravamo tra quelli che avrebbero voluto comprare il nuovo 3G iPhone subito, appena uscito, ancora fresco di catena di produzione. Ce lo siamo guardato e studiato per mesi, convinti che sarebbe stato nostro. Poi però ci siamo fatti due conti in tasca e abbiamo deciso di aspettare. Il punto è che il telefono in sè costa proprio poco, considerati i miracoli che fa e a quanto viene venduto in Italia al confronto, ma i piani tariffari familiari di AT&T sono a dir poco scandalosi. Oltre 180 dollari tasse escluse per due persone? Hmmm... magari a settembre, quando torno dall'Europa, che altrimenti pagherei la bolletta a vuoto per un mese intero. Nel frattempo mi guarderò con occhio avido gli iPhone altrui, finchè non avrò il mio. Anche perchè un sacco di applicazioni e di giochi carini sono già in giro o pronti all'uscita. Come per esempio Newtonica, che tra l'altro è sviluppato da una vecchia conoscenza giapponese di quando lavoravo in Italia, Kenichi Nishi (il creatore di Chibi-Robo e Giftpia, per chi ne avesse mai sentito parlare). Nishi è uno dei designer giapponesi più simpatici che esistano e, tra un progetto lavorativo e l'altro, è diventato amico della mia ex collega Mariko, che ancora sente spesso, perciò io finisco sempre per essere ben informata su quello che fa. Newtonica sembra interessante, di sicuro lo prenderò non appena metterò le mani su un iPhone. Intanto domani mattina si parte per Los Angeles, come sempre destinazione E3, una delle più importanti fiere dedicate ai videogiochi del mondo. Se ce la faccio, nei prossimi giorni vi racconto come funzionano le fiere nel mio lavoro...

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08 aprile 2008

Compleanno coi glitter


Caro marito,
hai fatto in modo che la giornata del mio compleanno fosse speciale prendendoti un giorno libero dal lavoro e portandomi in giro nei miei posti preferiti di San Francisco e dintorni,
mi hai cucinato una cena stupenda a base di agnello marinato in succo di melograno, mini-zucca al forno con noce moscata e cous-cous con datteri, menta e pinoli tostati,
mi hai comprato una fantastica torta mousse al cioccolato con tanto di candeline, gelato artigianale al caramello salato e champagne,
mi hai fatto tanti regali, sia quelli portati dal Giappone e tenuti nascosti per due settimane, sia quelli più banalmente comprati da Victoria's Secret ma non per questo meno apprezzati.
A quanto pare, conosci i miei gusti alla perfezione e sai come rendermi felice. Una cosa, però, continuo a chiedermi: se mi conosci così bene, come ti è venuto in mente di regalarmi un'orgia di glitter sotto forma di Hello Kitty per il mio DS?



Il solo guardarlo mi brucia la retina di entrambi gli occhi, figuriamoci poi portarsi in giro un coso del genere. Ecco, io te lo devo proprio dire: non ci penso proprio ad essere la fiera proprietaria di un DS conciato così, nonostante venga dal Giappone e nonostante mia sorella darebbe un rene per averlo. Ma non a caso mia sorella fa la cubista e non rifugge dal leopardato: ti sembra che io le somigli in questo? Io, che fino a due giorni fa ero tutta contenta di aver ricevuto un sacco di verdure? Ieri ho imparato una lezione che non mi sarei mai sognata di dover ammettere: che anche a Hello Kitty c'è un limite.

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04 marzo 2008

A volte ritornano...


A volte ritorno anch'io, dopo tre settimane di silenzio. Il motivo è semplice: non ho un attimo libero, ma mi sento molto felice e molto viva. Studio, ricerco, lavoro e sono appena stata al mio evento annuale preferito in tema di videogiochi, la Game Developers Conference. E' incredibile pensare che il primo post di questo blog fosse dedicato proprio alla GDC 2007, un evento che mi aveva portato molta fortuna e un bel carico di energia in un momento piuttosto critico, quello dell'attesa per la Green Card. A distanza di un anno tante cose sono cambiate, ho una maggiore confidenza nelle mie abilità (ma sì, anche linguistiche) e nuove prospettive di carriera. Ho molti più contatti, nuovi interessi e un ritrovato interesse per lo studio. E, visto che sono una convinta teorica del karma positivo, tutta questa buona disposizione d'animo mi ha portato un paio di interessanti proposte di lavoro. La GDC, in fin dei conti, non è solo una serie di interessantissime conferenze tenute da specialisti del settore per altri specialisti, ma è anche e soprattutto un'occasione per socializzare e crearsi degli utili contatti lavorativi. Vediamo cosa verrà fuori da questi primi "scambi umani" che ci sono stati... Intanto sono ben felice di aver incontrato anche quest'anno un paio di leggende viventi della nostra industria. Alexey Pajitnov, il creatore di Tetris, lo avevo già visto l'anno scorso, ma questa volta mi è toccato addirittura Ralph Baer, il padre dei videogiochi. Questo signore ormai ottantaseienne ha deciso, una vita fa, che avrebbe tirato fuori qualcosa di divertente dalle linee di sintonizzazione orizzontali e verticali dei televisori, quelli che ancora si regolavano con una manopola perchè i telecomandi non erano stati inventati. Gli ci sono voluti oltre quindici anni prima di riuscire a convincere qualcuno che la sua idea poteva avere successo, ma alla fine ce l'ha fatta. Continuando nel frattempo a progettare radio e televisori, alla fine ha creato un'industria da zero. Per chi, come me, i videogiochi non sono solo un passatempo ma una fonte di guadagno, incontrare Baer è come incontrare i fratelli Lumiére. E' la nascita di una nuova forma di intrattenimento che, contestata o no, ha pur sempre un valore artistico e una lunga strada davanti a sè. E Baer, alla sua età, ancora gioca ai videogiochi con i suoi nipoti: se non è crederci questo...

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22 gennaio 2008

Sterling diventa il boss di fine livello

Parlando d'altro, oggi ho due buone notizie lavorative. La prima in ordine cronologico è che mi è arrivata la conferma di registrazione per la Game Developers Conference (per gli amici GDC), che si terrà al solito qui a San Francisco alla fine di febbraio. Non che la conferma fosse una sorpresa, visto che parteciperò come freelancer per il gruppo IGN e non per il "Casalpalocco Daily News", ma mi sono fermata a pensare a quanto mi piaccia andarmene in giro liberamente tra conferenze e gruppi di discussione in quello che è senz'altro il mio evento annuale preferito nel settore dei videogiochi. E' l'unica occasione in cui si fanno quattro chiacchiere con designer e sviluppatori senza dover passare per i PR, e questo è più che sufficiente per farmi andare in giro per una settimana come una molla impazzita senza pensare a mangiare nè a dormire. L'anno scorso ho incontrato nientemeno che il creatore di Tetris, quest'anno chissà... L'altra notizia me la sono tenuta per seconda, perchè altrimenti avrebbe fatto perdere importanza a quella della GDC: Sterling è stato promosso da Associate Editor a Editor per il suo sito. Detta così uno pensa "boh?", e infatti è proprio quello che ho pensato io quando me l'ha detto, anche se mi sono ben guardata dal manifestare perplessità. In realtà non è un passo da poco, perchè questa carica lo mette al di sopra di tutti gli altri colleghi, direttori editoriali esclusi. Ora, lo so, dovrei aggiungere che siamo felici che l'impegno speso in questi anni sia stato riconosciuto e premiato e bla bla bla, insomma dire qualcosa dal profondo valore simbolico. Invece aggiungerò semplicemente che siamo più felici per i vantaggi collaterali: priorità di scelta sui viaggi di lavoro (Giappone arriviamo!) e ovviamente un lauto aumento di stipendio. Olè.

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26 dicembre 2007

Natale Rock



Si vabbè, c'era il tacchino, la mia pastiera napoletana e un sacco di cibo. C'erano genitori, cugini e parentame vario. C'era la classica sangria ai cranberries di Sterling, che non manca mai a tutte le feste. C'erano regali per tutti e perfino panforte e pandoro. Tutto questo, però, un pò scompariva di fronte all'attrazione principale del nostro Natale: Rock Band. Quante volte all'anno può capitare di mettere insieme un'italiana, due black American, un irlandese-scozzese, una italo-tedesca, due iraniane e un italo-brasiliano per una sessione rock in grado di spaccare i timpani del più amichevole vicino di casa?

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07 dicembre 2007

Un'altra me


Oggi ho iniziato a giocare a Mass Effect. All'inizio mi è stato chiesto di inserire i dati anagrafici del mio personaggio e di fare una ricostruzione, anche fisica, del mio profilo. Ho deciso di replicare me stessa come sono nella realtà e questo è il risultato. A parte i capelli, che non si potevano avere più lunghi, l'effetto finale ha lasciato di stucco perfino me. Sono impressionata. E ora torno a giocare.

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03 dicembre 2007

Il paese delle libertà


In teoria ai giornalisti di tutto il mondo sono garantite immunità e libertà di espressione. Qualche volta non va proprio così, come dimostra il fatto che le indagini per l'omicidio di Ilaria Alpi siano state riaperte ora, dopo tredici anni. Noi, però, ci occupiamo di videogiochi, un campo molto più sicuro del traffico internazionale di armi e scorie tossiche. Noi siamo "quelli che giocano tutto il giorno", "quelli che non sanno cosa sia il vero lavoro" e "quelli che restano sempre bambini". Finchè succede qualcosa che ci ricorda che non abbiamo alcuna tutela, nè in Italia nè negli Stati Uniti, e che siamo sostanzialmente nelle mani delle case editrici per cui lavoriamo. Riassumo quello che è successo qui negli ultimi giorni. Un paio di settimane fa Eidos pubblica un gioco, Kane & Lynch, che per usare un eufemismo si rivela decisamente al di sotto delle aspettative. Molti giornalisti, Sterling compreso, pubblicano le loro recensioni dando al gioco la media del 6, che nella nostra industria è considerato un mezzo fallimento. Tra i vari giornalisti coinvolti c'è anche Jeff Gerstmann, direttore editoriale di GameSpot, uno dei principali siti di riferimento per il pubblico americano. Solo che GameSpot ha stretto un accordo con Eidos: ha letteralmente tappezzato le pagine del sito con pubblicità di Kane & Lynch, ricevendo in cambio tanti bei dollaroni. Eidos va su tutte le furie e minaccia di ritirare la suddetta campagna pubblicitaria, cosa che porterebbe a perdite economiche considerevoli. Cosa fa allora la dirigenza di GameSpot? Licenzia il povero Gerstmann, che stava lì da undici anni. Ritira la video recensione dal sito e modifica quella scritta. Poi pubblica un bel commentino in legalese in cui dice che l'allontanamento di Gerstmann non dipende da pressioni di publisher esterni, ma da cause su cui purtroppo vige il "no comment". Per fortuna la cosa non è passata inosservata, anzi ha scatenato un vespaio. Un numero imprecisato di lettori ha cancellato la sottoscrizione a GameSpot e i giornalisti di Ziff Davis hanno protestato con tanto di picchetti davanti alla sede della compagnia rivale. Gerstmann nel frattempo non parla, non può: ha dovuto firmare un documento in cui promette di non parlare della cosa con nessuno per un mese... altrimenti, dopo undici anni di onorata carriera, non gli darebbero nemmeno la liquidazione. Mi auguro che si sia già messo in contatto con un avvocato con le palle, così la prossima volta che ne sentiremo parlare sarà per farci delle grasse risate. Noi, nel frattempo, progettiamo sempre più attivamente di fondare un nostro sindacato di categoria. E' già abbastanza stressante essere accusati di corruzione dal pubblico tutto il tempo senza che sappiano come stanno veramente le cose: se poi ci si mettono pure le minacce di licenziamento è meglio andare a lavorare al mercato del Ferry Building. Parola di una freelancer che non ci pensa nemmeno lontanamente a farsi assumere di nuovo da una casa editrice.

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21 novembre 2007

Orcs & Trash


Di recente ho recensito Orcs & Elves per GameSpy. Mi aspettavo che Electronic Arts mi mandasse la solita bustina sottile sottile col codice del gioco, e invece mi arriva un paccone che non mi aspettavo. Lo apro e ci trovo questo DS in edizione speciale, con tanto di autografo di John Carmack e di serigrafie speciali cafonissime. Ora, sarà che non ho mai giocato a un gioco della id Software, a parte qualche sporadica partita a Wolfenstein 3D con mia sorella ai tempi in cui portavamo ancora le Doc Martens e i capelli blu. Sarà che a Doom e Quake preferisco perfino i Pokémon (no, vabbè, ora non esageriamo...). Sarà che John Carmack non è esattamente il mio designer preferito. Sarà, sarà, ma che ci devo fare io con un DS tamarro che non si può nemmeno usare perchè se no l'autografo si sgraffia via?

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12 ottobre 2007

Perrin vs Peter



Di ritorno da un lunghissimo ma soddisfacente evento stampa Nintendo, mi viene da fare alcune considerazioni. Per prima cosa, dalla cima del Westin St. Francis ho fotografato una San Francisco (quella delle foto) che non avevo mai visto, che non ha nulla di vittoriano e che somiglia anzi molto più a New York o Chicago. Giusto per sfatare il mito che in questa città i grattacieli non esistono. All'evento erano presenti diverse personalità Nintendo, oltre a qualche rappresentante di Square-Enix e Tecmo, ma quella che mi ha colpita di più è stata Perrin Kaplan. Lei, vice direttore del marketing di Nintendo America, a fine serata si faceva gli shot con noi al pub irlandese. Peter Moore, che ho incontrato ieri, gli shot con noi non se li faceva. Mi è piaciuta la sua semplicità, la chiacchiera facile, l'atteggiamento di chi non se la tira perchè non ne ha bisogno. E apprezzo anche il fatto che abbia deciso di dare le dimissioni a causa del trasferimento di Nintendo a New York e San Francisco. Lei, che è la donna con più potere in questa industria prevalentemente maschile, ha deciso di restare fedele a Seattle e alla sua famiglia, piuttosto che alla compagnia per cui lavora. Magari ha già un piano B (anzi, sicuramente ce l'ha ed è anche facile immaginare quale), ma resta il fatto che pochi americani avrebbero optato per una scelta del genere.
P.S.: Che poi gli shot costassero $25 l'uno non era un problema, tanto pagava Nintendo.

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