Games and the City

Vita a Los Angeles, videogiochi e tante altre cose che non c'entrano niente

20 aprile 2009

Si ricomincia!


Si ricomincia tutto dall'inizio, con un nuovo lavoro e una nuova città. Come prevedevo da un pò, Sterling ha ricevuto un'offerta di lavoro a Los Angeles che era effettivamente troppo vantaggiosa per non essere accettata. La cosa non è ancora ufficiale (l'attuale capo di Sterling è in viaggio di lavoro in Europa e si dovrà aspettare una settimana prima di poter dare le dimissioni), quindi pregherei i frequentatori di Facebook di astenersi dai commenti pubblici fino a fattaccio avvenuto. A rendere il nostro trasloco più divertente e stimolante contribuiranno i tempi strettissimi: dobbiamo essere a L.A. già per l'inizio dell'E3, che quest'anno è dal 1 al 4 giugno. Abbiamo poco più di un mese per trovare casa, caricare tutto su un furgone e ricominciare da zero: mission impossible! Io la sto prendendo con filosofia, molti dei nostri amici si sono trasferiti a L.A. e in fondo un cambiamento di scena non mi dispiace. I segni sono positivi: nella sola giornata di oggi Sterling ha vinto un lavoro, un televisore Sony da 40" e un buono viaggio da 500 dollari. Mi sa che l'angelo custode ha ripreso a lavorare full-time con un contratto migliore e il supporto del sindacato...

P.S.: No, non andremo a vivere a Hollywood ma nella zona di Hancock Park. Questa però era l'unica foto che mi ritrovavo sottomano.

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09 febbraio 2009

Due anni dopo


Due anni fa eravamo così: belli, indiani (io) e un pò gangster (Sterling). Oggi abbiamo qualche chilo in più grazie alla buona cucina di entrambi, un appartamento più arredato e perfino due nuovi oggetti del desiderio. Lo spirito però è rimasto lo stesso, ci divertiamo come matti e non ci offendiamo se qualcuno ci definisce un pò nerd. Abbiamo piani per il futuro, piani per il presente, piani di riserva, piani telefonici e piani di volo. Saremo pure pianificatori, ma poi ci dimentichiamo le cose di tutti i giorni. Ridacchiamo delle situazioni serie e litighiamo su argomenti irripetibili. Forse presto cambieremo città e forse in futuro perfino continente, ma la cosa non ci spaventa: con un compagno di viaggio fidato è un piacere lanciarsi nell'avventura. Di una cosa sola però mi dispiace: di non aver mai conosciuto la madre di Sterling. Quando ci siamo sposati, due anni fa, abbiamo scelto la data del 9 febbraio proprio perchè era il decimo anniversario della sua morte e Sterling era finalmente pronto a trasformare un brutto ricordo in un giorno di celebrazione. Di lei ci restano foto stupende di quando faceva la modella, un paio di bambole fatte a mano e tante storie che Sterling ama raccontarmi. Questa sera brinderemo anche alla memoria di Sandra, che per inciso è il nome che daremo a nostra figlia. Tra tanti anni, quando finalmente saremo abbastanza adulti da decidere di avere figli.


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16 giugno 2008

Ma io che ci faccio qui?




Un paio di lettori hanno espresso curiosità circa i motivi che mi hanno portata a vivere a San Francisco; visto l'interesse inaspettato che mi ha fatto perfino esclamare "Wow, ho un pubblico!", ho deciso di riassumere la mia vita in una mini autobiografia col fast-forward, in modo da non annoiare nessuno. Come i più informati sapranno, sono nata a Salerno, città che amo (soprattutto per la scandalosa vicinanza alla costiera amalfitana) pur odiandone a morte gli abitanti. In cerca di una via di fuga dalla standardizzazione provinciale che mi imponeva di mettere i tacchi alti ogni volta che uscivo per andare a comprare il latte pena la radiazione dall'anagrafe cittadina, ho deciso di fare l'università a Napoli e poi un master a Roma in produzione e sceneggiatura dei cartoni animati. Questo mi ha portata -ancora non so come- a trasferirmi a Varese per lavorare per Vivendi Universal, sede italiana del famoso publisher di videogiochi francese. Scoperto dopo pochi mesi che Varese non faceva per me (come darmi torto?), ho deciso di restare nell'ambito dei videogiochi, questa volta come giornalista, e di ritrasferirmi a Roma lavorando per Play Press. Tralascio cinque anni potenzialmente divertenti ma tutto sommato noiosetti per arrivare al grande evento di marzo 2006: mi si offre la copertura di un evento stampa a Chicago. Dilemma: il videogioco in questione è un titolo di wrestling e si sa che il wrestling mi fa a dir poco orrore; d'altra parte ci sono cinque giorni in una città che non ho mai visitato. Indovinate cosa ha vinto? Evviva, si parte per Chicago! La seconda sera in terra americana c'è una cena per la stampa: ci sono italiani, tedeschi, inglesi, americani... e sì che sembra una barzelletta. Mi si siede accanto un tipo alto e grosso che a una prima occhiata etichetto come "piacevolmente brasiliano, forse cubano". Mi parla in una lingua che somiglia vagamente all'inglese, o perlomeno all'inglese britannico che io conosco, ma ha un accento californiano così marcato che devo chiedergli di ripetere le frasi quattro o cinque volte prima di capirle. Mi dice di chiamarsi Sterling, "like sterling silver". Mi chiedo in quale mondo sono finita e non trovo una risposta. Il tizio però è carino, premuroso e soprattutto dimostra un'inaspettata conoscenza del calcio italiano: avrò fatto colpo grazie alla mia t-shirt della Lambretta? La nostra conoscenza prosegue nei giorni successivi tra una visita al Field Museum (si si, quello coi dinosauri giganti), una partita di basketball dei Chicago Bulls, una passeggiata al parco e un evento stampa con i wrestler in persona. Finchè arriva il momento di tornare in Italia... e ora chi lo rivede più questo Sterling like sterling silver? Un italiano medio si sarebbe dato alla fuga e infatti è proprio questo che mi aspettavo dopo le mie recenti avventure con surfisti toscani completamente pazzi. E invece torno a Roma e mi ritrovo una sua e-mail, a cui seguono telefonate a raffica, una mia visita in California e una sua puntatina in Italia. Nel giro di sei mesi sono qui a San Francisco a dividere con questo Sterling like sterling silver un appartamento piccolo ma tutto sommato carino. Chi l'avrebbe mai detto che sarebbe finita così? Ci siamo sposati a febbraio del 2007, dieci mesi dopo esserci conosciuti, e ancora litighiamo su questioni fondamentali come il mio voler chiamare le code "queue" invece che "line". Lui intanto impara l'italiano, confondendo vistosamente "polpi" con "polpette". Nessuno è perfetto, ma ho scoperto che in due è più facile fare i conti con le imperfezioni.

NOTA: Questo post, che ha per me una certa importanza, non è stato scritto in un giorno qualsiasi ma nel mio giorno preferito dell'anno: il 16 giugno, Bloomsday.

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08 aprile 2008

Compleanno coi glitter


Caro marito,
hai fatto in modo che la giornata del mio compleanno fosse speciale prendendoti un giorno libero dal lavoro e portandomi in giro nei miei posti preferiti di San Francisco e dintorni,
mi hai cucinato una cena stupenda a base di agnello marinato in succo di melograno, mini-zucca al forno con noce moscata e cous-cous con datteri, menta e pinoli tostati,
mi hai comprato una fantastica torta mousse al cioccolato con tanto di candeline, gelato artigianale al caramello salato e champagne,
mi hai fatto tanti regali, sia quelli portati dal Giappone e tenuti nascosti per due settimane, sia quelli più banalmente comprati da Victoria's Secret ma non per questo meno apprezzati.
A quanto pare, conosci i miei gusti alla perfezione e sai come rendermi felice. Una cosa, però, continuo a chiedermi: se mi conosci così bene, come ti è venuto in mente di regalarmi un'orgia di glitter sotto forma di Hello Kitty per il mio DS?



Il solo guardarlo mi brucia la retina di entrambi gli occhi, figuriamoci poi portarsi in giro un coso del genere. Ecco, io te lo devo proprio dire: non ci penso proprio ad essere la fiera proprietaria di un DS conciato così, nonostante venga dal Giappone e nonostante mia sorella darebbe un rene per averlo. Ma non a caso mia sorella fa la cubista e non rifugge dal leopardato: ti sembra che io le somigli in questo? Io, che fino a due giorni fa ero tutta contenta di aver ricevuto un sacco di verdure? Ieri ho imparato una lezione che non mi sarei mai sognata di dover ammettere: che anche a Hello Kitty c'è un limite.

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05 ottobre 2007

Ignoranza

Dopo che il buon Riccardo ha spiegato a Sterling il concetto romano di "cucina ignorante", lui si è come illuminato d'immenso e ha finalmente capito la sua vocazione nella vita. Infatti la sera dopo, mentre eravamo ancora a Roma, mi ha costretta ad andare a Testaccio per sperimentare una cena ignorante sulla sua pelle: coda alla vaccinara, trippa alla romana e coratella con le cipolle. E che vuoi di più dalla vita? Un digestivo, ovviamente, anzi facciamo due, e un letto su cui trapassare. Tutto questo per dire che pochi giorni fa eravamo da Williams-Sonoma, sciccosissima catena di negozi specializzati in attrezzatura da cucina per snob, e cercavamo un regalo per i nostri amici Miguel e Emi che si sono appena sposati. Sterling va dritto verso la sezione dei libri di cucina monografici, afferra un volumone intitolato 'Roma' e mi dice: "Prendiamogli questo, così anche loro si possono cucinare il cibo ignorante a casa!". Inutile dire che l'abbiamo comprato. La Sora Renata sarebbe fiera di me, se sapesse...

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24 aprile 2007

Il bello del matrimonio


Ieri Sterling si è girato nel sonno e mi ha detto testualmente "Goddamn, I love you so fuckin' much". Ho sposato un poeta.

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01 aprile 2007

Un anno fa


Un anno fa a quest'ora io e Sterling stavamo socializzando nella lobby dell'Hard Rock Hotel di Chicago, tra giornalisti americani dall'accento per me incomprensibile e ubriachissimi PR tedeschi. Un anno fa Sterling aveva appena finito di spiegarmi le sue origini (mezzo-di-colore-un-quarto-irlandese-un-quarto-scozzese), perchè tutti lo credevamo brasiliano o giamaicano. Un anno fa chiacchieravamo di gatti e MySpace e posavamo per Dean, il fotografo che ci ha fatto la nostra prima foto insieme. Oggi siamo sposati. E sembra naturale pensare che, mentre un anno fa ci conoscevamo a Chicago, oggi abbiamo finalmente completato la documentazione per la Green Card e l'abbiamo mandata proprio lì, a Chicago, dove tutto è cominciato. Non ho mai fatto tanta strada in tutta la mia vita (ma sì, anche in termini di chilometri) di quanta ne ho fatta nell'ultimo anno. Niente fuochi d'artificio, non servono: giusto un sorriso compassionevole verso chi ci ha provato a rendere difficile una storia che tira come un autorimorchio e la nostra XM Radio in sottofondo mentre passiamo un'altra delle nostre pacifiche serate insieme. Una delle tante, e non saranno mai abbastanza.

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