04 maggio 2009
Qui in casa nostra da un pò di tempo non ci si capisce più niente. I primi scatoloni iniziano ad accumularsi nel corridoio e nel ripostiglio, mentre "Sterling il pack-rat" prende l'eroica decisione di separarsi da 110 giochi che giacevano nella nostra collezione senza mai essere stati provati. Sono titoli orribili che nessuno giocherà mai, ma ci sono voluti due anni e un trasloco per convincerlo a separarsene. Nel frattempo la testa mi sta per esplodere, piena com'è di informazioni su macchine usate e assicurazioni (se qualcuno ha dritte in questo senso si faccia avanti, ricambio con un rifornimento a vita di marmellate fatte in casa). Tutto il resto procede senza troppi intoppi. Abbiamo trovato il furgone per il trasloco, contattato due persone competenti che ci aiuteranno a trasportare i mobili per tre rampe di scale strettissime e abbiamo ridato al padre di Sterling la sua campana tibetana del peso di quattro tonnellate che stazionava sulla nostra libreria da tempo immemore. In queste ultime due settimane siamo perfino riusciti a ritagliarci il tempo per un paio di uscite. Niente di che, ovvio, ma è bello ricordarsi che lì fuori c'è tutto un mondo pieno di divertimenti e di persone che non stanno traslocando.
Earthquakes vs Galaxy: Fabrizio e Angeline ci hanno fatto compagnia per l'ennesima partita parrocchiale "scapoli contro ammogliati", ovvero San Jose Earthquakes contro Los Angeles Galaxy. Come al solito, i Quakes non hanno vinto ma almeno se la sono cavata con un dignitoso pareggio, approfittando anche dell'assenza di Beckham. All'entrata ci hanno dato questi asciugamanini che ci guarderemo bene dallo sfoggiare quando saremo a L.A...
Oakland: La madrina di Sterling ci ha portati a Jack London Square, una zona di Oakland molto carina che non avevo mai visto prima. Ho scoperto che il saloon preferito di Jack London è ancora in piedi, in tutti i suoi gloriosi 2 metri per 2.
Cherry Blossom Festival: A Japantown si festeggia come sempre la fioritura dei ciliegi. La sfilata era un misto di tradizionalisti in kimono, cosplayer vestiti da personaggi di anime che ormai non riconosco più (lo so, sto invecchiando) e questi fantastici portatori di sakè in perizoma, che innaffiavano gli spettatori con fiumi di alcool. Il tempo era incredibilmente bello per San Francisco, quindi per una volta questi coraggiosi (e ubriachissimi) nonnetti non hanno dovuto sfidare il freddo.
21 gennaio 2009
"In fondo è un pò anche il tuo presidente"

Nel clima generale di ottimismo che ieri ha pervaso San Francisco, qualcuno ha anche cercato di distogliere i miei foschi pensieri dal nano italico, dicendomi che in fondo, da residente degli Stati Uniti, posso considerare Obama anche il mio presidente. E' un pensiero carino, ma proprio non mi riesce di dimenticare le bassezze di "casa". Mentre il primo giorno lavorativo di Obama si apre con decisioni importanti come quelle di chiudere Guantanamo e di bloccare gli stipendi dei membri di gabinetto, in Italia si continua a tirarsi i capelli a vicenda sulla questione delle intercettazioni telefoniche. Ma come si fa? Meglio parlare di cose piacevoli, come la cerimonia dell'inaugurazione che ieri abbiamo guardato sul maxischermo installato davanti al Civic Center insieme ad altre duemila persone. Ci sono state ovazioni per Obama e Michelle, sghignazzate per Cheney in sedia a rotelle e i soliti applausi per la nostra ex sindaco Diane Feinstein. Ci sono state le immancabili lacrime americane, sorrisi e bandierine a stelle e strisce. Sterling si è perfino unito al coro dell'inno nazionale, cosa che a suo dire non succedeva da anni. Tornando a casa, abbiamo scoperto di abitare all'angolo tra Obama St e Brobama St: qualcuno aveva cambiato tutti i cartelli stradali, compresi appunto quelli del nostro incrocio tra Fulton e Broderick. Ieri sera c'erano feste in tutta la città, ma io e Sterling abbiamo preferito restare a casa in compagnia della bottiglia di Cristal che avevamo deciso di tenere per l'occasione e che ci siamo fatti fuori nel giro di un'oretta. Rigorosamente da soli, guardandoci bene per una volta dall'invitare amici e parenti.
27 dicembre 2008
Un altro Natale in California
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05 novembre 2008
Ecco perchè vivo a San Francisco
Beccatevi questo minuto di casino stradale a San Francisco a cui anche Sterling ha partecipato in modo piuttosto rumoroso. Abbiamo guardato il discorso di Obama da un bar del nostro quartiere dove la gente applaudiva, beveva e piangeva tutto insieme come solo gli americani sanno fare, poi siamo andati in centro per incontrare un amico tedesco e buttarci nel casino. L'unica nota stonata è che la Proposition 8, quella che annulla l'effettività dei matrimoni gay, è passata in tutta la California, anche se le contee più evolute come San Francisco e Santa Cruz hanno votato massicciamente per il no. Los Angeles invece mi ha delusa, c'è stata parità tra i si e i no... Ma non importa, perchè tanto si andrà probabilmente alla Corte Suprema, soprattutto sapendo quanto siano agguerriti in materia sia il nostro sindaco che le coppie già sposate che da stamattina si sono improvvisamente ritrovate con un certificato di matrimonio privo di valore. Intanto le celebrazioni per Obama continuano: come prime elezioni da residente in US non mi è andata mica male!
25 settembre 2008
Riassunto delle puntate precedenti
Nove ore di fuso e si torna a casa dopo un mese di Europa: quest'anno principalmente Italia, ma anche Francia e Svizzera. Le condizioni climatiche sono state pesanti, prima con un caldo che ha mandato Sterling dritto al pronto soccorso dell'ospedale di Agropoli, poi verso la fine con un freddo che aveva ben poco di settembrino. E' paradossale come in Italia non esistano più le mezze stagioni, mentre San Francisco è un'unica grande mezza stagione che dura 365 giorni. Ad accogliermi un clima mite, uno di quei tramonti californiani sull'oceano da sciogliere il cuore e un marito stanco di nutrirsi di burritos e quindi ben felice di riavermi a casa. E internet! Mi ero quasi dimenticata di quanto fosse naturale accendere il portatile ed essere connessa, senza dover andare in giro in cerca della rete come una rabdomante, senza facce sconvolte quando chiedo se c'è per caso il WiFi. E' bello essere tornata a casa, dormire nel mio letto, avere mille progetti per l'autunno e perfino aver trovato una pila di giochi che aspetta di essere recensita al più presto. Ma in quell'interminabile yin e yang che è la vita oltreoceano non apprezzerei la California se non ci fosse l'Italia e viceversa.
18 agosto 2008
Battaglie urbane
Uno dei posti più conosciuti di San Francisco è Telegraph Hill, la collina su cui è stata costruita Coit Tower (si chiama proprio così, nonostante il doppio senso anche in inglese). I turisti ci vanno per fotografare il panorama della città dall'alto della torre, ma pochi decidono di lasciare la sicurezza del piccolo autobus che li riporta a North Beach per esplorare le scale che si arrampicano sul versante orientale della collina. Un peccato, perchè l'area tra i Filbert Steps e i Greenwich Steps è un piccolo quartiere lontano anni luce dal traffico della città dove ci si muove solo arrampicandosi lungo le scalette di legno ripide e sempre un pò umide. Alcune tra le case più belle di San Francisco sono collegate alle scale tramite giardinetti curatissimi, ma la maggiore attrazione è costituita da una colonia di pappagalli verdi e rossi che vive libera sugli alberi circostanti. I pappagalli sono così famosi da essere diventati protagonisti di un libro e di un documentario e da essere perfino nominati da Armistead Maupin nella sua serie di romanzi Tales of the City. Pare che una volta ci fosse anche una colonia di canarini selvatici, che fu costretta a trasferirsi a Dolores Park dopo essere stata sconfitta dai più feroci pappagalli nel corso di una serie di violente battaglie. Che ci crediate o no, questa è San Francisco.
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09 agosto 2008
Frida e il giudizio critico
Non sono morta, è solo che ad agosto tutti gli italiani si ricordano improvvisamente che io vivo a San Francisco e decidono di venire a trovarmi in massa. I problemi principali sono che: 1) agosto è il mese con il clima peggiore, sempre freddissimo e nebbioso; 2) la città è letteralmente invasa dai turisti italiani, tanto che per strada l'italiano (con tutte le sue varianti dialettali) sembra la lingua predominante. Su queste basi io sconsiglierei a tutti di venire in questo periodo, ma si sa che gli italiani muoiono senza le loro amate ferie ad agosto e allora pace, mi sono rassegnata. Approfittando di una serata senza ospiti, io e Sterling siamo andati finalmente al MoMa a vedere la famosa mostra su Frida Kahlo che sta spopolando a San Francisco. A un paio di mesi dall'apertura è ancora affollatissima, con code sia all'entrata che per accedere alla collezione stessa. La mostra però merita tutti i (tanti) dollari che costa ed è perfino accompagnata da una galleria fotografica e da un paio di documentari filmati negli anni '30. Vedendo prima gli autoritratti e poi la vera Frida in foto e in video, mi sono accorta di quanto noi donne riusciamo a essere impietose verso noi stesse e a vederci più brutte di quanto siamo in realtà: pensiamo sempre di essere troppo basse o troppo grasse, di avere un brutto naso o, nel caso di Frida Kahlo, troppe sopracciglia. Se solo fossimo un pò più tolleranti verso noi stesse, come fanno tutti quegli uomini che se ne vanno disinvoltamente in giro con le loro panze colossali...
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09 luglio 2008
A passeggio per San Francisco
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01 luglio 2008
Proud for the pride
Come sempre il mese di giugno segna il ritorno delle bandiere arcobaleno a Market Street e della parata più attesa della città, il Pride. Grazie alla recente approvazione della legge sui matrimoni gay in California ci si aspettava un'affluenza di pubblico maggiore del solito, ma credo che nessuno fosse preparato al milione di persone che hanno invaso San Francisco nello scorso weekend. Giusto per fare un confronto, l'intera città raggiunge a malapena gli 800.000 abitanti, quindi ci siamo ritrovati improvvisamente a dover lottare con il doppio delle persone! Nel nostro piccolo, anche noi abbiamo contribuito al sovrappopolamento cittadino ospitando ben tre amici: Matt, il nostro amico di New York che viene a trovarci ogni anno per il Pride, e Jennie, una ex soldatessa Navy con la sua ragazza. Nonostante non ci fosse spazio nemmeno per respirare e la fila per il bagno ci facesse strappare i capelli dalla disperazione, ci siamo divertiti come matti e siamo usciti tutte le sere per quasi una settimana. Ci sono stati discorsi imbarazzanti e vari tentativi di abbordaggio da parte di sconosciuti, ma io e Sterling ormai ce la caviamo alla grande: basta tenere sempre su la mano sinistra con la fede! E, a proposito di matrimoni, la parata di quest'anno non poteva non farne il suo punto di forza. C'erano le nuove coppie sposate, coppie con bambini e cani, insomma la famiglia era il tema centrale del 2008. Tra le celebrità c'erano Cyndi Lauper e ovviamente il sindaco, che ormai più che celebre è quasi divino (chissà che non gli dedichino un tempio greco coi capitelli corinzi). Una cosa che ho notato è che ormai i ragazzi gay di San Francisco stanno diventando meno fabulous: sempre più spesso capita di vederne con la panza e la barba sfatta. Non saranno un bello spettacolo, ma forse sono la prova del fatto che ormai la diversità è così accettata in questa città da non doverla mettere in mostra a ogni occasione. Sarà, ma a me gli addominali scolpiti non dispiacevano...
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21 giugno 2008
Hungry for Change


Non sarò una cittadina americana e non potrò votare per Obama a novembre, ma questa cosa di oggi proprio non volevo perdermela. Ovunque negli Stati Uniti sono stati organizzati banchetti di vendita di prodotti da forno fatti da volontari e il ricavato è andato alla campagna presidenziale di Obama, che tra l'altro ha sorpreso tutti rifiutando i fondi governativi e basandosi unicamente sui contributi degli elettori. Sfidando l'incredibile ondata di caldo che ha colpito San Francisco in questi giorni, mi sono armata di pazienza e di forno e ho preparato anch'io qualcosa per il banchetto del Panhandle, uno dei parchi vicini a casa nostra: focaccia ai pomodorini e cipolle, biscotti salati alle olive e parmigiano, biscotti salati alle erbe e torta caprese. Una sudata epica, ma ne è valsa la pena: in tre ore abbiamo raccolto più di 300 dollari e non so poi con quanto si sia chiuso perchè siamo dovuti andare a una festa di fidanzamento. Le cupcakes e i biscotti con gocce di cioccolato prevalevano sul nostro banchetto, ma la mia soddisfazione maggiore è stata vedere la mia focaccia finire prima di qualsiasi altra cosa: ho capito che i ciclisti affamati preferiscono la sostanza piuttosto che i dolci!
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11 giugno 2008
Pensieri in ordine sparso
Euro 2008: Ma si può esordire con una partita come quella di lunedì? Mi vergogno anche solo a pensarci, figuriamoci poi se metterò il naso fuori casa venerdì per andare a vedere la prossima. Me la guarderò ben nascosta a casa, magari facendo le pizze fritte napoletane che a detta di mia madre hanno sempre portato bene all'Italia. Anche se ho l'impressione che più che le pizze ci vorrebbe un pellegrinaggio a Lourdes da parte di Donadoni...
20 maggio 2008
Bay to Breakers: anno 2
Tra poche ore il nostro aereo partirà per New York, con o senza di noi a bordo, perciò sarebbe il caso che iniziassi a impacchettare armi e bagagli e a dirigermi verso l'aeroporto a bordo dei potenti mezzi pubblici offerti da San Francisco e dal suo sindaco ormai più popolare di Tom Cruise. Prima, però, volevo pubblicare qualche foto della Bay to Breakers, che come dicevo l'anno scorso è una maratona a cui tutti partecipano in costume e con copiose quantità di alcool. Certo c'è anche chi la fa sul serio, ma la massa preferisce passeggiare piuttosto che correre. Rispetto all'anno scorso, dominato dai cloni di Justin Timberlake col suo "Dick in a Box", i temi più comuni di quest'anno erano le Olimpiadi e Juno: il primo con tanto di monaci buddhisti e torce olimpiche umane, il secondo con adolescenti in maglietta a righe e pancione finto e centinaia di "fidanzati di Juno" in tenuta da corsa rossa e gialla. Noi non avevamo nessun costume, ma siamo stati coinvolti dal video team di IGN (i colleghi di Sterling dell'ufficio gemello) che avevano organizzato un carro "campagna presidenziale 2008", con tanto di presidente e guardie del corpo con l'auricolare. Siamo stati un pò con loro, ma poi la confusione è diventata insostenibile e siamo tornati a casa. Secondo me l'edizione di quest'anno è stata ancora più caotica e ubriaca di quella dell'anno scorso, ma la mia opinione potrebbe dipendere da due fattori: a) io sono l'unica a rifiutarsi di bere alle dieci del mattino; b) svegliarsi alle 6 per vedere la Roma lasciarsi sfuggire lo scudetto non è che metta proprio di buonumore per il resto della giornata. A voi i commenti...
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15 maggio 2008
Anche noi come il Massachusetts!

Gavin Newsom potrà forse non essere il miglior sindaco che San Francisco abbia avuto, ma di sicuro resterà nella storia della città per un paio di particolari. Il primo è che è un gran bel pezzo di sindaco (la foto l'ho scattata io lunedì a un evento stampa, ma per un'occhiata più ravvicinata guardate qui). Il secondo motivo è che nel 2004 si è lanciato in una campagna, quella a favore dei matrimoni gay, che sembrava persa in partenza e che invece oggi ha avuto un lieto fine. Nel giorno più caldo degli ultimi anni, la Corte Suprema della California ha ritrattato l'annullamento e dichiarato legali i matrimoni gay celebrati quattro anni fa. Quanto questo sia importante per la città può capirlo solo chi ci abita. Stasera siamo passati per Castro prima che la festa ufficiale iniziasse, tra bar affollati, aria di celebrazione e profumo di sere estive che non sentivo da quando sono tornata dall'Italia. Mangiavo le fragole appena comprate e mi sentivo leggera, come se il mondo si fosse tolto un piccolo peso dalle spalle. Magari tutti i giorni fossero così, magari ci fossero sempre così tanti colori e odori ad accompagnarci.
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28 aprile 2008
Jazz e sushi
27 aprile 2008
Paesaggio nuziale
Sarà pure il panorama di San Francisco più famoso e più fotografato dai turisti, ma per noi Alamo Square rimane "il parchetto dietro casa", quello dove andiamo a prendere il sole nei (rari) giorni di caldo e a prendere il vento in tutti gli altri. Mi piace perchè rappresenta l'essenza di San Francisco, con le case vittoriane in primo piano e downtown sullo sfondo, i cani che corrono felici e i loro padroni un pò hippie con gli infradito anche a gennaio e accostamenti di colori a dir poco azzardati. E' anche un importante pezzo di storia della città, visto che le case vittoriane risalgono tutte al XIX secolo: ce l'hanno fatta a superare indenni il terremoto del 1906 proprio perchè costruite su una collina rocciosa che ha attutito il movimento sismico. Ho fotografato Alamo Square con la nebbia, con la pioggia, al tramonto e col sole splendente, ma una sposa non mi era ancora capitato di vederla. Dove andranno a fare foto gli sposi di San Francisco?
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24 aprile 2008
Ma si può?

Si sa che questo blog è sostanzialmente dedicato al cazzeggio internazionale, perciò quelle poche volte in cui scrivo qualcosa di serio finisco sempre per scusarmene in anticipo. Questa, però, non riesco a tenermela. Quello che si vede nella foto è il Metreon, il grande complesso Sony che racchiude tra l'altro un cinema multiplex, un negozio PlayStation e uno spazio espositivo. E' centralissimo, trovandosi all'incrocio tra Mission e 4th St, a due passi da Union Square e proprio nel centro di downtown. Proprio qui, due giorni fa, la mia amica Emi è stata colpita in piena faccia da un senzatetto senza alcuna ragione. I particolari non li conosco bene, dal momento che a lei giustamente non va di parlarne, ma sospetto che lei camminasse semplicemente per strada senza dare fastidio a nessuno. Conosco molto bene Emi, è una delle mie migliori amiche qui in città, è una buddhista praticante che preferisce incolpare se stessa piuttosto che accusare qualcuno di qualcosa: non ce la vedo proprio ad attaccare briga con uno sconosciuto. Quello che mi chiedo è come si faccia a colpire in faccia una ragazza minuta che cammina facendosi i fatti suoi. Non mi sembra questo il luogo per dissertare del problema dei senzatetto negli Stati Uniti, nè a dire la verità ho alcun tipo di fervente opinione in proposito. Il mio rapporto con questi particolari abitanti della città è sempre stato piuttosto distaccato, io mi faccio i fatti miei e loro si fanno i loro. Quando provo a offrire loro del cibo, spesso mi rispondono che hanno già mangiato e che preferirebbero piuttosto che gli dessi dei soldi. Quello che mi è stato spiegato è che ne abbiamo così tanti grazie ai cosiddetti "programmi umanitari" di diverse altre città americane, che offrono ai "loro" senzatetto un biglietto d'autobus di sola andata per la mite, liberale, umanitaria San Francisco. La situazione in città non è particolarmente gestibile, ma finora non avevo mai sentito di episodi del genere. Emi è ancora sotto shock e la sua prima reazione sarebbe di tornare in Giappone. Io come amica ho rispettato il suo silenzio, l'ho ascoltata quando le andava di parlarne e domani le preparerò i biscotti danesi che le piacciono tanto. Però confesso di essere perplessa e di dover fare un grande sforzo per resistere all'impulso di portarmi dietro quella guardia del corpo di Sterling dovunque vada.
22 aprile 2008
Ciliegi in fiore e sakè
Visto che Japantown è il mio posto preferito in città e che non riesco a starne lontana, ci siamo tornati per il Cherry Blossom Festival, quello che in Giappone si chiama Hanami. L'idea originale sarebbe quella di riunirsi per un pic-nic sotto gli alberi di ciliegio in fiore e godersi la pioggia di petali rosa, ma la cosa si è trasformata a San Francisco in un festival che consiste principalmente nell'abbuffarsi di cibo giapponese ai vari stand, con il sottofondo musicale di una jazz band che suona dal vivo. Qualche lato positivo comunque c'è ancora, primo tra tutti la distribuzione di sakè gratis che non è assolutamente da sottovalutare. Quest'anno eravamo in giro con la mia amica Claudia, salernitana anche lei ma trasferita temporaneamente a San Diego, da cui è venuta a Berkeley per tenere una conferenza all'università. Per chi avesse seguito tutte le puntate precedenti, Claudia è la sorella di Carla, la mia amica che era venuta a trovarmi a dicembre in compagnia di tre musoni che non avevano particolarmente apprezzato nè la città nè il suo cibo (di qualsiasi genere). Carla, però, era stata una grande compagnia da portare in giro e così è stato anche per sua sorella: si vede che il buon sangue è di famiglia. E' stato un bel weekend di sole, anche se freddo, e sono proprio contenta che San Francisco le sia piaciuta così tanto.
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21 aprile 2008
Matrimonio allo zoo

Sabato ho partecipato al mio primo matrimonio americano. Gli sposi sono due nostri colleghi: lui, Patrick, lavora nello stesso ufficio di Sterling, lei, Karen, lavora come grafica per il sito di 1UP. Nel più tipico stile americano, la famiglia di lui è irlandese e quella di lei taiwanese, ma non è questa la cosa sconcertante: quello che veramente mi ha lasciata allibita è che hanno deciso di sposarsi al San Francisco Zoo, proprio quello dove durante le vacanze di natale un ragazzo è stato mangiato da una tigre. Di animali, in realtà, non ne abbiamo visti affatto, perchè il ricevimento si è tenuto in una sala proprio all'entrata dello zoo e io ho evitato accuratamente di andarmene in giro, cosa che mi avrebbe messo una tristezza infinita. Non amo gli zoo in generale, ma oltre a questo faceva anche un freddo inaudito: ma dico, non lo sapevano che quello è uno dei punti più freddi e ventosi della città? La cerimonia all'aperto è durata otto minuti netti perchè il pubblico rischiava l'assideramento e le damigelle cinesi stavano per perdere il vestito. All'interno la situazione era un pò migliore, soprattutto vicino al camino, ma anche lì il fatto che nessuna delle invitate -tranne me- portasse le calze sembrava assolutamente ingiustificato. Per fortuna la cena è durata un attimo, perchè qui negli Stati Uniti quando rispondi all'invito scegli anche cosa vuoi mangiare (carne, pesce o vegetariano), cosa che mi sembra piuttosto intelligente e che ha lasciato più spazio al ballo, a Rock Band, alla giostra con i cavalli e alle partite a Mangia Ippo. Il tutto è stato ovviamente organizzato da Karen, una delle persone più creative che conosco oltre che la sposa più cool che abbia mai visto: scarpe verdi e bouquet fatto con un enorme lecca-lecca rosso e bianco!
10 aprile 2008
Sportivi, cinesi e tibetani

Visto che mi è stato chiesto da Filippo, faccio il punto sulla situazione "torcia olimpica a San Francisco" da un'ottica locale. Premetto che al passaggio della torcia ieri non c'ero, perchè avevo un appuntamento di lavoro. Alla veglia per i diritti del Tibet, che si è tenuta la sera prima, invece c'ero con tanto di marito e suocero, ma la mia macchina fotografica non è molto collaborativa quando si tratta di scattare foto notturne, perciò posto una immagine presa nientemeno che dal New York Times (speriamo che non me ne vogliano). Vivendo in quella che è comunemente definita la città più liberale degli Stati Uniti, mi aspettavo una dose molto più massiccia di proteste. Dimenticavo, però, che in fin dei conti questa è anche la città della Chinatown più antica degli Stati Uniti e che la popolazione asiatica rappresenta circa un terzo di quella totale. Facendo due più due, prevedevo il tipo di risse che si sono viste a Parigi e a Londra. E invece niente, la situazione si è mantenuta sul passive-aggressive: le manifestazioni di protesta ci sono state, dall'occupazione del Golden Gate alla veglia con l'arcivescovo Tutu e Richard Gere. C'erano anche i dimostranti al passaggio della torcia olimpica, ma si sono dovuti arrendere di fronte a un fatto globalmente incontestabile: i cinesi erano di più. I cartelloni di solidarietà verso il Tibet sono stati "mangiati" dalle orde di cinesi che sventolavano le loro bandiere e il sindaco playboy, Gavin Newsom, ha finito per dirottare il corteo su una rotta alternativa perchè le telecamere non trasmettessero in mondovisione quella che poteva a tutti gli effetti essere scambiata per una manifestazione di solidarietà nei confronti della Cina. O almeno così dice lui... Non so, mi fa tutto un pò strano, qui in città ci aspettavamo eventi epocali e invece la cosa si è svolta in relativa sordina. A pensarci bene, non so nemmeno quanto se ne sia parlato nel resto degli Stati Uniti...
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09 aprile 2008
Per non smentirsi...
La campagna pubblicitaria per il lancio del film Forgetting Sarah Marshall è sicuramente studiata bene: autobus, pensiline e cartelloni sui tetti dei palazzi parlano male di questa fantomatica Sarah Marshall, tanto che sta già un pò antipatica a tutti. Solo a San Francisco, però, qualcuno poteva "vandalizzare" uno dei cartelloni trasformandolo in una frase che sembra uscita dal migliore karaoke bar di Castro...
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