Games and the City

Vita a Los Angeles, videogiochi e tante altre cose che non c'entrano niente

17 giugno 2008

La sana rivincita contro i francesi



I pronostici favorevoli c'erano tutti: il sole splendeva caldo come se fossimo ai tropici, l'autobus è passato in orario e il Caffè Roma sparava a palla "We are the champions". Non si poteva non vincere, anche se per un pò ho avuto qualche dubbio. La partita non mi ha convinta al 100%, ma è stata comunque un passo da gigante rispetto allo schifo visto la scorsa settimana. E poi, dico, perdere contro la Francia sarebbe stato l'ultimo affronto a una nazione già piagata da disastri di tutti i tipi, dalla spazzatura di Napoli a quella di Arcore (ops, mi è sfuggita). North Beach, il quartiere italiano di San Francisco, si è immediatamente mobilitato per una sfilata improvvisata con bandierone tricolore e urla da stadio, mentre la confinante Chinatown stava a guardare senza ben afferrare cosa fosse successo. Me ne sono andata in giro con la mia maglietta patriottica, senza che per una volta i messicani mi prendessero per messicana.

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11 giugno 2008

Pensieri in ordine sparso

Russian River: Lo scorso weekend lo abbiamo passato in questa amena località, che si trova un'ora e mezzo a nord di San Francisco. Alcuni amici di Sterling avevano affittato un cottage a due passi dal fiume, dove si poteva fare il bagno e prendere il sole illudendosi di essere su una di quelle famose spiagge californiane che sono nell'immaginario di tutti tranne che dei californiani. Pare che il fiume si chiami così in memoria dei cacciatori russi che lo colonizzarono all'inizio del XIX secolo. Oggi di russo c'è solo la vodka che rallegra le serate dei villeggianti.

Carbonara vegan: Ancora grazie a Moky per la sua carbonara vegana, che ha poco da invidiare a quella vera sia nell'aspetto che nel sapore. Arriva proprio al momento giusto, visto che stiamo ancora cercando di disintossicarci da due settimane di cibo pesantissimo sulla East Coast. Per fortuna mi distruggo con Wii Fit ogni mattina, illudendomi di poter diventare magra come la mia istruttrice virtuale. Un pò meno poligonale, magari.

Euro 2008: Ma si può esordire con una partita come quella di lunedì? Mi vergogno anche solo a pensarci, figuriamoci poi se metterò il naso fuori casa venerdì per andare a vedere la prossima. Me la guarderò ben nascosta a casa, magari facendo le pizze fritte napoletane che a detta di mia madre hanno sempre portato bene all'Italia. Anche se ho l'impressione che più che le pizze ci vorrebbe un pellegrinaggio a Lourdes da parte di Donadoni...

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16 aprile 2008

Forza terremoti!


Oggi volevo felicemente segnalare il fatto che il calcio americano secondo me qualche speranza ce l'ha. Non che sia paragonabile alla Premier League o alla Serie A, ma la partita che siamo andati a vedere sabato mi ha piacevolmente sorpresa. La nostra squadra locale, i San Jose Earthquakes, giocava contro i ben più forti Chicago Fire al Coliseum Stadium di Oakland e noi ovviamente non potevamo perderci questo scontro tra titani. Seduta al sole pensavo: hmmm, terremoti contro incendi... qui qualcuno ci tiene a sembrare pericoloso. Mi aspetto di veder apparire presto gli tsunami, gli invasori alieni e, perchè no, anche gli anticicloni delle Azzorre. Gli Earthquakes hanno perso 1-0, ma rispetto all'ultima partita che abbiamo visto qualche mese fa è successo un miracolo: hanno imparato a fare passaggi decenti! Così decenti, in verità, che arrivati in area goal non facevano che rimbalzarsi questa palla infinite volte, senza nemmeno preoccuparsi di segnare. E' stato bello arrostirsi al sole per un paio d'ore facendosi una discreta abbronzatura. Meno bello, invece, il fatto che TUTTI i messicani presenti allo stadio facessero il tifo per i Chicago Fire solo perchè hanno comprato uno dei giocatori messicani più famosi in patria, tale Blanco. Ma in fondo chissenefrega, abbiamo perso allegramente e poi ce ne siamo andati al parcheggio dello stadio a festeggiare con tanto di grigliata e birra. Questi americani sono organizzatissimi quando si tratta di mangiare, in dieci secondi netti hanno scaricato dalle macchine un barbecue portatile, contenitori termici per le bevande e diverse sedie pieghevoli. Una cosa, però, ancora mi lascia perplessa: quando il pubblico grida "Earth-quakes! Earth-quakes!" a me pare piuttosto che dica "Corn-flakes! Corn-flakes!".

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03 giugno 2007

Anvedi come dribbla Dempsey


Quello nella foto non è il torneo amichevole della parrocchia e nemmeno l'accesissimo derby locale Nocerina-Cavese. E' in realtà U.S.A.-Cina, partita della nazionale che siamo andati a vedere a San Josè, nel bel mezzo della Silicon Valley, vale a dire un'ora a sud di San Francisco. La foto da sola basterebbe a far capire quanto l'America si fili questo sport, ma un paio di altri dettagli sono d'obbligo. Tanto per cominciare, una cosa mi ha lasciata basita: l'abbondanza indecente di parcheggio. Ma dico: è una partita di nazionale, no? La gente dovrebbe buttare la macchina sul vialetto della prima casa che si trova davanti e invece ci sono enormi parcheggi vuoti e perfino un servizio di navetta dalle macchine allo stadio. Stadio, per inciso, nel quale di solito si gioca a football, quindi imparentato agli stadi di calcio italiani più o meno come io sono imparentata a Vin Diesel. Magari sarà stato l'effetto ottico, ma il campo sembrava piccolissimo e il feeling generale era quello da allegra domenica estiva nel paesello sorridente in cui tutti conoscono tutti. Buonismo dilagante, niente tifoseria hardcore e soprattutto niente misure di sicurezza, a parte un vago controllo delle borse all'entrata. Praticamente chiunque avrebbe potuto scavalcare le transenne (ridicole) e prendere a pugni l'arbitro, che tra parentesi se lo meritava. Per quanto riguarda l'aspetto tecnico della partita, caliamo un velo pietoso: dal primo al novantesimo minuto mi sono chiesta come cazzo abbiamo fatto a pareggiare ai mondiali contro una squadra che sembrava il Pizzighettone e che pure è riuscita a vincere contro i cinesi per 4-1. Vabbè che hanno lasciato a casa molti dei titolari per far giocare le nuove leve, ma dopo questa partita ho una certezza in più: a questo punto pure la Salernitana può trovare il suo posto nel mondo.

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04 aprile 2007

Siamo noi, siamo noi...

Il coraggio premia: armati delle nostre magliette romaniste abbiamo deciso di andare a vedere Roma-Manchester United nell'unico posto che trasmette le partite di Champions League. Cioè The Mad Dog in the Fog, un pub inglese frequentato SOLO da inglesi... e da noi, ovviamente, che facevamo casino per dieci tra una folla di incazzatissimi ManU supporters. Inutile dire che la settimana prossima ci riproviamo per il ritorno. Filippo, se ci stai batti un colpo! This is THE REAL SHIT in San Francisco!

P.S.: per la par condicio dopo la partita ci siamo fermati in un negozio di alimentari britannico e abbiamo comprato un vasetto di Marmite, quella indefinibile roba lievitosa spalmabile che o si odia o si ama. Io la amo, ma d'altronde io metto anche il latte nel tè. Sterling non l'ha mai assaggiata, povero americano ignaro delle barbarie europee... ora facciamo la prova e vediamo se è degno delle sue origini.

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