19 febbraio 2009
Il mio rapporto con la sanità americana non è mai andato oltre i controlli di routine dall'oculista e dal dentista e più volte ho sentito di non aver sfruttato a dovere i soldi spesi dalla compagnia di Sterling per garantirci un'assicurazione sanitaria a prova di qualsiasi catastrofe. Evidentemente devo essermi lamentata così tanto che qualche entità superiore mi ha ascoltata e ha deciso di farmi provare il brivido di una notte all'ospedale. Non in un letto, sia ben chiaro, ma in una sala d'attesa in puro stile San Francisco (leggi: piena di gente strana e di senzatetto). Questi i fatti: martedì mattina vado dalla mia chiropratica per il solito controllo di routine dopo aver avvertito nel weekend dei dolorini alla base del collo. Esco dal suo studio fresca come una rosa, coi muscoli pronti allo scatto, e mi dirigo da Macy's per comprare il famoso cuscino TempurPedic che la dottoressa in questione mi ha consigliato. Per strada però prendo ettolitri di pioggia che si infilano insidiosi anche nella mia giacca Nike teoricamente a prova di uragano. Sarà la pioggia o una mossa sbagliata della chiropratica (io propenderei per la prima ipotesi), ma a partire dal pomeriggio il mio collo decide di andare in sciopero e di bloccarsi in un'unica posizione: sguardo dritto davanti a me, un pò abbassato, come un cantante rock scazzato. Una specie di Liam Gallagher dei poveri, insomma. Il compleanno del padre di Sterling si rivela una tortura, con me che mi giro come Robocop per parlare con i vari invitati, e la notte va anche peggio, praticamente non chiudo occhio. La mattina dopo sono un rottame, faccio gli impacchi di ghiaccio e di caldo come raccomandato dal medico ma all'ora di cena non reggo più: ho bisogno di una dose di qualsiasi cosa. Arriviamo in ospedale alle 9 di sera, aspettiamo pazientemente (Sterling) e mugolantemente (io) il nostro turno per quattro ore e mezzo e alla fine ricevo l'agognato premio: una flebo di morfina e una di valium, olè! Riesco perfino a dormicchiare sul lettino dell'ambulatorio e al momento di essere dimessa mi illumino di immenso: mi stanno prescrivendo dell'altro valium da prendere a casa, insieme a vicodin e a un ibuprofene tre volte più potente di quello da banco. Certo che gli ospedali americani non si risparmiano la robba bbona, eh! Arriviamo a casa quasi alle cinque di mattina, dormo alla grande per tutta la notte e poi, perchè no, anche per tutto il pomeriggio successivo. Dovrò compensare il sonno perduto, no? Ora sono tutta contenta, tra poco mi farò la mia dose serale e andrò di nuovo a dormire... come ho fatto a non capire prima che dormire è l'attività più gratificante per un essere umano? Certo, anche la spalla va meglio e posso perfino muovere il braccio, ma questi sono dettagli insignificanti al confronto. Messa così posso anche trascurare le otto ore passate in ospedale e il conto strabiliante che di sicuro mi arriverà a casa nei prossimi giorni. Per ora non ci penso, mi limito a dormire il sonno dei giusti.
08 luglio 2008
Independence Day nella nebbia

Considerate le temperature quasi polari e una nebbia da fare concorrenza alla Pianura Padana a novembre, c'è poco da stupirsi che il nostro 4 luglio sia stato piuttosto sottotono. Sembrava che l'intera città si fosse messa d'accordo per un complotto "no barbecue, no party": animi svogliati, pochi inviti, voglia di restarsene a letto, appucundria alla Pino Daniele. Presi dallo sconforto, abbiamo deciso che un barbecue ci sarebbe stato comunque, anche nel nostro appartamento miniaturizzato. Abbiamo invitato un sacco di amici, preso il cibo da Lilly's B-B-Q dietro l'angolo e cucinato dell'altro per i vegetariani che a San Francisco, si sa, escono perfino dalle pareti. Abbiamo tirato fuori Rock Band, schitarrato a dovere e quando gli altri hanno cominciato a dare segni di cedimento io e Sterling siamo andati al cinema con altri amici per uno spettacolo di mezzanotte. La tradizione del film trash del 4 luglio va onorata ogni anno e questa volta abbiamo scelto il meglio: Showgirls! Già il film in sè è raccapricciante, ma a renderlo ancora più memorabile c'era uno spettacolo di drag queen che si sono esibite nella famosa scena dello strip-tease del vulcano, con tanto di parrucconi e costumini dorati. Una scena che mi ricorderò, dovessi campare altri cent'anni. Inutile dire che il giorno dopo il sole splendeva alto sulla città, con temperature da California del Sud e odore di grigliata da tutti i giardini.
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24 aprile 2008
Ma si può?

Si sa che questo blog è sostanzialmente dedicato al cazzeggio internazionale, perciò quelle poche volte in cui scrivo qualcosa di serio finisco sempre per scusarmene in anticipo. Questa, però, non riesco a tenermela. Quello che si vede nella foto è il Metreon, il grande complesso Sony che racchiude tra l'altro un cinema multiplex, un negozio PlayStation e uno spazio espositivo. E' centralissimo, trovandosi all'incrocio tra Mission e 4th St, a due passi da Union Square e proprio nel centro di downtown. Proprio qui, due giorni fa, la mia amica Emi è stata colpita in piena faccia da un senzatetto senza alcuna ragione. I particolari non li conosco bene, dal momento che a lei giustamente non va di parlarne, ma sospetto che lei camminasse semplicemente per strada senza dare fastidio a nessuno. Conosco molto bene Emi, è una delle mie migliori amiche qui in città, è una buddhista praticante che preferisce incolpare se stessa piuttosto che accusare qualcuno di qualcosa: non ce la vedo proprio ad attaccare briga con uno sconosciuto. Quello che mi chiedo è come si faccia a colpire in faccia una ragazza minuta che cammina facendosi i fatti suoi. Non mi sembra questo il luogo per dissertare del problema dei senzatetto negli Stati Uniti, nè a dire la verità ho alcun tipo di fervente opinione in proposito. Il mio rapporto con questi particolari abitanti della città è sempre stato piuttosto distaccato, io mi faccio i fatti miei e loro si fanno i loro. Quando provo a offrire loro del cibo, spesso mi rispondono che hanno già mangiato e che preferirebbero piuttosto che gli dessi dei soldi. Quello che mi è stato spiegato è che ne abbiamo così tanti grazie ai cosiddetti "programmi umanitari" di diverse altre città americane, che offrono ai "loro" senzatetto un biglietto d'autobus di sola andata per la mite, liberale, umanitaria San Francisco. La situazione in città non è particolarmente gestibile, ma finora non avevo mai sentito di episodi del genere. Emi è ancora sotto shock e la sua prima reazione sarebbe di tornare in Giappone. Io come amica ho rispettato il suo silenzio, l'ho ascoltata quando le andava di parlarne e domani le preparerò i biscotti danesi che le piacciono tanto. Però confesso di essere perplessa e di dover fare un grande sforzo per resistere all'impulso di portarmi dietro quella guardia del corpo di Sterling dovunque vada.
18 ottobre 2007
Americanate
Visto che di convention sui videogiochi ormai non ce ne perdiamo nemmeno una, ieri siamo venuti in California del sud per l'E for All. Invece di prendere un volo per LAX abbiamo deciso di atterrare all'aeroporto di Orange County, perchè Sterling doveva parlare col suo capo nell'ufficio sud. Già quando ho detto a mia madre che l'aeroporto di O.C. si chiama John Wayne Airport, lei mi ha risposto "ah gli americani, ti pareva che non facevano le solite americanate". Nemmeno le sue parole però mi avevano preparata allo shock dell'enorme Wayne-statua all'entrata dell'aeroporto affiancata da una bandiera americana di proporzioni bibliche, tanto per ribadire il concetto che O.C. è notoriamente terra di repubblicani col SUV e di nostalgici dell'epoca dei pistoleri. Cosa potevo fare a quel punto? Dopo due minuti ho preso la decisione più saggia: mi sono girata dall'altra parte, ho fatto finta di non aver visto niente e mi sono messa a guardare le palme, il cielo blu e le nuvole bianche. Sarà pure la roccaforte degli amici di Bush, ma ci sono 25°...
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17 agosto 2007
In partenza per l'Europa
Sono le 3 di notte, tra meno di tre ore la navetta verrà a prenderci per portarci all'aeroporto e io mi sto già pentendo di aver ascoltato il geniale consiglio di Sterling "non dormiamo stanotte, ci aiuterà a superare meglio il jet lag!". Mi chiedo perchè finisco sempre per ascoltarlo... Tra un delirio e l'altro ho inziato a realizzare seriamente il fatto che sarò via da casa per cinque settimane abbondanti e che sicuramente mi mancheranno tante cose. Questo è il mio bilancio:
Cose di cui sentirò la mancanza:
1- Il panorama dalla finestra della camera da letto
2- Il tè del pomeriggio con chiacchiera in compagnia della mia vicina Elmira
3- Le bagel con la marmellata d'uva, i tapioca drink e tutti gli altri cibi introvabili in Italia
4- Lo shopping rilassante a Japantown
5- I pomeriggi di sole passati a esplorare la Baia
Cose di cui NON sentirò la mancanza:
1- Vedere la nebbia che striscia dalla finestra della camera da letto
2- Gli homeless che ti parlano in modo incomprensibile tra i denti (mancanti)
3- Le fettuccine con salsa Alfredo, il cibo italiano più finto del mondo
4- Gli autobus affollati, puzzolenti e guidati da folli con la patente
5- Dover condividere lavatrice e asciugatrice con tutti gli altri inquilini del palazzo
Sterling ovviamente sarebbe il fattore numero uno tra le cose che mi mancheranno, ma visto che rientra anche in tutte le altre si becca una nomination speciale e via. Comunque, valigie pronte (almeno le mie, quelle di Sterling le vedo ancora disseminate per casa) e si torna nella cara vecchia e costosa Europa. Due giorni di vacanza a Monaco e poi ci trasferiamo a Lipsia per il lavoro pesante, che spero sarà alleggerito da wurstel e crauti in abbondanza. Dopodichè Italia, olè!
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08 agosto 2007
Post-Lollapalooza
Dopo quattro giorni di concerti, caldo (finalmente!) e Sony, siamo tornati nella nebbia. Per fortuna il mio amico Gareth e la sua banda sono qui da Torino per qualche giorno e mi aiuteranno a superare allegramente il fatto che oggi Sterling è dovuto ripartire per L.A. e tornerà venerdì. Sarei andata anch'io, ma tra gli amici e il lavoro non ce la potevo proprio fare. Ricapitolando Chicago in poche parole direi: mangiate pesanti e digestione a ritmo di musica. Il Lollapalooza è stato spettacolare, enorme e ben organizzato. I gruppi che ho visto sono stati:
- The Roots (non li conosco quasi per niente ma vabbè...)
- Yeah Yeah Yeahs (assolutamente i migliori)
- Spoon (rivelazione)
- Muse (non tutto il concerto causa pioggia e fame)
- Amy Winehouse (per fortuna non troppo ubriaca)
- Iggy Pop (un pazzo furioso, ma divertente)
- !!! (bah...)
- My Morning Jacket (non esattamente il mio genere)
- TV on the Radio (bravissimi, chi se lo aspettava)
- Pearl Jam (du' palle all'inizio, Valentina ZITTA, poi si sono ripresi con i classici e Ben Harper).
La cosa ha funzionato particolarmente bene, perchè mentre Sterling vedeva i suoi gruppi poco raccomandabili (tipo dei DJ tamarri) io sono andata ai concerti che mi interessavano con Alessandro, un amico di Vale che si è appena trasferito a Chicago per qualche mese. Ci siamo rivisti anche lunedì con tutta la sua combriccola di bergamaschi-bergamotti per un pesantissimo hot-dog in stile Chicago che mi si è piazzato sullo stomaco fino più o meno alle sette di sera. Proprio quello stesso giorno Sterling ha avuto la brillante idea di proporre "prendiamo la metro per andare agli studi Midway!". Mai decisione fu meno azzeccata. La metropolitana di Chicago è vecchissima, tipo quella di New York, e tra il caldo e l'umido c'era da svenire. Come se non bastasse, il treno della linea rossa che abbiamo preso aveva l'aria condizionata rotta e quello della linea blu era pieno di turisti che tornavano all'aeroporto O'Hare e che evidentemente non avevano mai preso un mezzo pubblico in vita loro, perchè continuavano a perdere l'equilibrio e a cadere addosso a tutti. Metro a parte, ho apprezzato Chicago molto di più questa volta che quella scorsa... forse perchè quell'altra volta avevo appena conosciuto Sterling e la città era un pò passata in secondo piano. Ottimo (anche se pesantissimo) cibo di origine italiana ma ormai completamente diverso, come il Deep Dish, persone gentilissime e grattacieli enormi che non vedremo mai nella terremotata San Francisco. E' una città in cui non vivrei mai, ma tornare a visitarla ogni tanto è veramente una bella esperienza.
20 luglio 2007
Tre ragioni per cui oggi sono felice di vivere negli US
1- Questo magico tagliandino mi permetterà di ritirare la mia copia di Harry Potter and the Deathly Hallows nel giro di poche ore. Speriamo solo che non ci sia nessun pazzo a urlare la fine del libro, come è successo in Inghilterra poche ore fa. Se c'è pazienza, io un'idea di come va a finire me la sono comunque fatta...
2- Lollapalooza! Il 3 agosto partiamo per Chicago e ci lanciamo nella folla per Pearl Jam, Daft Punk, Muse, Blonde Redhead e una marea di altri gruppi, molti dei quali sconosciuti a me povera europea. Il lato bello della cosa (oltre al concerto, ovviamente): è tutto pagato da zia Sony, compresi volo e mega hotel.
3- Ah già, quasi dimenticavo... OGGI MI E' ARRIVATA LA GREEN CARD! Proprio lei in persona, non un'altra lettera da parte dell'ufficio immigrazione! E... non è verde.
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05 luglio 2007
E basta bandiere americane!

San Francisco non è certo la città più patriottica degli Stati Uniti, perciò il nostro 4th of July è stato decisamente poco spettacolare. Riassumendo: 'na magnata che non finiva più. Siamo partiti andando a casa di Tal, boss di fine livello di IGN, che ha grigliato allegramente una mucca e quattro maiali. Questo almeno sembrava il quantitativo di hamburger e salsicce che circolava in giardino, ma potrei sbagliarmi. Forse erano due mucche e cinque maiali. Niente tacchino però, peccato! Per me una festa americana senza tacchino non è neanche degna di essere celebrata, aridateme Thanksgiving che mi posso abbuffare di cibo veramente pesante, altro che hot dog! Dopo il solito rituale dell'omaggio all'Italia ("ma sei tu che hai portato la focaccia? ma sei italiana? italiana italiana, non italo-americana? ohmygoooood!"), è arrivato il momento trash di Guitar Hero II con risultati più o meno vergognosi a seconda dei casi (umani). Finito da Tal ci siamo trasferiti a casa di Kathleen, che lavora per 1UP e che ha un chihuahua raccapricciante, e poi dal solito Bettenhausen di EGM, dove abbiamo guardato un film che dubito abbia facilitato la nostra digestione. Si tratta di The Apple, un urrendo musical tedesco del 1980 ambientato nel fantascientifico 1994 tra pessime canzoni e gente che si veste con le buste della spazzatura argentate. Se vi capita sottomano (ma ne dubito seriamente) guardatelo, potrebbe cambiarvi la vita e certamente non in meglio. Due cose in particolare vanno segnalate: il fatto che in tutto il film non c'è un uomo che non sia gay e la Cadillac guidata da Dio che scende dal cielo alla fine del film con super-effetti speciali di due decadi fa. E i fuochi d'artificio, che dovrebbero costituire l'attrazione principale del 4th of July? Tra le colline tipiche di San Francisco e la nebbia, se possibile ancora più tipica, dobbiamo ritenerci fortunati per il fatto che ne abbiamo visto uno, ma proprio uno di numero. Era lì, isolato sulla Baia, oltre i tetti di casa di Shane: ce lo siamo guardato e ci siamo sentiti un pò più americani (pure io) e un pò più stupidi (soprattutto io). God bless America.
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01 luglio 2007
Mi so quel gondolier che in gondola ve ninola...
Ieri eravamo a Lake Merritt per un rilassante pomeriggio quasi-estivo, quando l'occhio ci cade su una nota stonata: cosa ci fa una GONDOLA, una gondola vera, su un lago californiano? Una gondola che non può nemmeno essere guidata con l'apposito palo, visto che il fondale qui è profondo. Una gondola guidata da un inquietante personaggio munito di cappello di paglia (non si vede bene dalla foto, ma giuro che ce l'aveva). Insomma, ci siamo rimasti così male che siamo tornati a casa e ci siamo fatti un piatto enorme di fegato con le cipolle a sostegno della rivendicazione veneta.
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18 giugno 2007
La fiera dell'ovest
San Francisco ha i suoi italiani e una volta all'anno ci tiene a ricordarlo al resto della popolazione. Verso la metà di giugno, poco prima del Gay Pride, c'è la North Beach Fair, del tutto simile a una fiera di paese italiana tranne che per il liscio. Tra musica dal vivo e bancarelle di focacce ci ho trovato anche lo stand degli amici della colonia felina di Torre Argentina, proprio quella dove ho adottato Myu e Coniglio. Non solo, ma la signora a destra nella foto, Susan, ci ha lavorato per ben nove anni! La cosa migliore, però, è stata la benedizione degli animali nella chiesa di S. Francesco, col prete barbuto che faceva l'appello delle specie ("C'è qualche scoiattolo? Qualche tartaruga o rettile?"). A quanto pare ci siamo persi il meglio, perchè durante la benedizione del giorno prima qualcuno si è presentato con un'iguana enorme e l'anno scorso c'era perfino un cavallo. Ma dico, come si fa a portarsi dietro un cavallo in pieno centro di San Francisco? E soprattutto, chi l'ha pulito poi il pavimento della chiesa? Saltando di palo in frasca, giovedì scorso abbiamo finalmente avuto l'intervista per la Green Card. E qui cominciano i numeri: per loro tutto bene, il nostro matrimonio è validissimo (te credo, dopo essersi sorbiti la storia della nostra vita e tutto l'album di nozze, du' palle...), però non ci possono dare la Green Card perchè l'FBI non ha completato i controlli incrociati sulle mie presunte attività terroristiche internazionali. Il che vuol dire che dobbiamo aspettare ancora un pò e non sappiamo nemmeno se possiamo venire in Italia alla fine di agosto come previsto. Dopo aver speso 1200 dollari di versamenti stavo per saltare sulla scrivania di Mr Fong e strangolarlo, ma mi sono trattenuta perchè ho sospettato che questo avrebbe ulteriormente ritardato l'arrivo della Green Card...
04 giugno 2007
La Contea
La chiesa del cimitero monumentale di San Josè è in realtà una casa degli hobbit.
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01 maggio 2007
Culinando culinando
Questo è il risultato delle mie "culinazioni" (come direbbe Tony Tammaro) del weekend: tamale pie! L'aspetto forse lo penalizza, ma il sapore era buonissimo... almeno per me, che non l'avevo mai assaggiato in vita mia. E' cucina Southwestern, quella che gli italiani chiamano Tex Mex, ed è un concentrato di ingredienti americani: tacchino, mais, pomodori, peperoni, formaggio messicano. Non il massimo della leggerezza, ma chi ha detto che cucina americana e leggerezza vanno di pari passo? Sterling l'ha apprezzato, dice che gli ricorda la ricetta che faceva sua madre, e in sostanza ce lo siamo finito tutto domenica sera. Intanto l'immigrazione americana si è finalmente fatta viva con un appuntamento per l'intervista: 14 giugno. Abbiamo un mese e mezzo per preparare foto, documenti, biglietti di auguri e per studiare marche e colori, il che secondo me è stupido: non è più logico che una coppia non faccia caso a dettagli come schiume da barba, creme idratanti e colore degli spazzolini? Intanto grazie al fatto che non ho ancora la Green Card mi sono persa un viaggio a Vancouver con Sterling, che è partito stamattina per un evento di Electronic Arts. Sarei andata anch'io, ma se esco dagli US non posso più tornarci. Non esattamente le premesse migliori per mandare avanti il matrimonio... E vabbè, per consolarmi oggi andrò a fare un giro a Chinatown e Japantown. Ho voglia di mangiare schifezze asiatiche e quando torno a casa c'è Rogue Galaxy che mi aspetta, finalmente sto per finirlo e poi posso riprendere quella mezza delusione di Final Fantasy XII. Onigiri, arrivo!
30 marzo 2007
L'emozione del grande schermo
Mentre le nostre copie autografate di 300 se ne stanno lì ancora non lette, almeno un passo avanti lo abbiamo fatto: con quasi un mese di ritardo siamo andati al cinema a vedere il film. Il regista lo abbiamo incontrato di persona un mese fa quando lo abbiamo intervistato, ha dichiarato di essere un appassionato di videogiochi ma quando gli abbiamo chiesto a che cosa in particolare gli piace giocare ci ha risposto: "Sicurante Gears of War e poi... uhm... ahemmmm... beh, Gears, no?". Ho provato a chiedergli se era minimamente in attesa di God of War II, trattandosi sempre di Antica Grecia, ma mi ha ricambiata con uno sguardo vacuo. E vabbè... Il film in sè mi è piaciuto dal punto di vista grafico, ma d'altronde sarebbe ipocrita parlare di trama visto che non esiste. Al di là dei muscoli in primo piano sempre e comunque (un fattore che non dovrebbe mai essere trascurato da chi è sessualmente orientato verso il genere maschile), i colori sono carichi al punto giusto e alcune scene sono molto suggestive. Peccato per i Persiani, che ci fanno una figura a metà tra Assassin's Creed e il club dei fricchettoni sadomaso trans. Comunque, al di là del film, un paio di considerazioni sui cinema americani sono d'obbligo:
- l'unico cinema degli US con posti numerati è l'Arclight di Los Angeles, che tutti considerano sconvolgentemente futuristico. Io ci sono stata a giugno e non ha niente di più dell'UCI che avevo sotto casa a Roma.
- non avendo posti numerati, non è possibile prenotare comodamente da casa, quindi bisogna andare lì un secolo prima e poi fare l'arrembaggio ai posti quando aprono la sala, rischiando di ritrovarsi a diverse file di distanza da zio Washington e Paulie Junior che erano venuti con te.
- anche riuscendo a trovare posto tutti insieme si deve passare attraverso la tortura dei 30 minuti di trailer e pubblicità varie che precedono il film e fanno venire voglia di strozzarsi con il popcorn caramellato.
A chi dice che l'America è avanti vorrei ricordare solo un piccolo particolare: qui le scatolette (di tonno, di pelati e di qualsiasi altra cosa) non hanno la linguetta. Vai di apriscatole come nel '15-18...
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27 marzo 2007
People say crazy shit
Overheard in New York è uno dei miei blog preferiti in assoluto. E' sostanzialmente una raccolta di idiozie ascoltate per caso per strada e, in accordo con la mia visione, offre un quadro degli americani piuttosto... Vabbè, io non dico niente, commentate da soli:
Guy looking at billboard at construction site: The 'One Ill Building'? That's a stupid name for an apartment building!
Friend: You're the dumbass. That says the 'O'Neill Building.'
Queer on cell: Should I decorate my balls with diamonds?
Random passerby: Yeah!
NYU girl: ... So I, like, know that I got half of the questions right.
NYU guy: So, what about the other 20 percent?
Guy looking at billboard at construction site: The 'One Ill Building'? That's a stupid name for an apartment building!
Friend: You're the dumbass. That says the 'O'Neill Building.'
Queer on cell: Should I decorate my balls with diamonds?
Random passerby: Yeah!
NYU girl: ... So I, like, know that I got half of the questions right.
NYU guy: So, what about the other 20 percent?
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23 marzo 2007
Bloodless
Ieri ho avuto la visita medica per la Green Card, dalla quale è emerso chiaramente un fatto: il governo americano vuole fucchiare il mio fangue e anche i miei foldi. 270 dollari per prelievo del sangue e vaccinazioni antitetano, antimorbillo (che ho già avuto) e antitubercolosi (per la quale sono nata con un vaccino naturale e quindi non me la potrò mai beccare). Ah no, mi hanno anche controllato le tonsille. Prezzo equo, no? Per fortuna che siamo quasi pronti a mandare tutta la documentazione al Quartier Generale del Male, poi ci metteremo in attesa del permesso di lavoro che dovrebbe arrivare in tempi brevi. Ieri ho anche ricevuto una proposta di lavoro da EA, vedremo... Dopo l'esborso economico ed ematico siamo andati a trovare la nostra amica Jennie negli uffici di Sega dove abbiamo provato Alien Syndrome (decisamente non il mio genere di gioco, ma vabbè), poi a Japantown per l'evento EA di My Sims. Bello, è esattamente il tipo di gioco cretino che mi piace (e anche a te, Valentina) e si riassume in una sola frase: EA ha superato i giapponesi in giapponesità. A parte il gioco, abbiamo apprezzato i quintali di cibo giapponese offerti e il karaoke che ha seguito l'evento, dove giornalisti e PR completamente ciucchi si sono sfidati in finezze artistiche come "I believe in a thing called love" e "Come on Eileen". Foto testimonianza dell'evento: Sterling, Chris Kohler di Wired e il capoccione di una Sim.
