Games and the City

Vita a Los Angeles, videogiochi e tante altre cose che non c'entrano niente

22 aprile 2009

Say cheese!

Il mio ex dentista italiano: "Soffri in silenzio. Fa parte della pratica dentistica".
La mia dentista americana: "Allora sto per farti un'iniezione, così ti anestetizzo mezza faccia mentre la poltrona ti fa un massaggio. Fa male? Mi dispiace tanto! Sooo sorry! Ma non ti preoccupare, perchè ora la parte è addormentata e non si risveglierà che tra tre giorni".
Mi domando perchè ci ho messo tanto ad andare dal dentista qui in America. La mia fantastica dottoressa Shahabi fa partire la funzione massaggiante sulla poltrona, accende una candela profumata e mi spara un film a mia scelta sullo schermo gigante. Poi aziona tutta la tecnologia fantascientifica di cui il suo studio è capace e fa un lavoro da premio nobel sui miei denti. Il tutto, grazie alla nostra assicurazione sanitaria, a un prezzo stracciato rispetto a quelli a cui ero abituata in Italia. Dentisti italiani, non mi rivedrete mai più. Fate soffrire qualcun altro, se proprio ci tenete.

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08 aprile 2009

Il lazzaretto - The infirmary

Certi periodi ci si mettono proprio d'impegno per non andare bene, e allora è inutile contrastarli. Mi metto l'anima in pace, aspetto che passino e nel frattempo faccio altro. E visto che questo "altro" non è in genere particolarmente entusiasmante, finisce che trascuro anche di aggiornare il blog. In un caso o nell'altro, mi piacerebbe incontrare di persona il mio angelo custode o entità protettrice, se una figura del genere esiste, giusto per dirgliene quattro: che razza di protezione mi sta offrendo in questo periodo? Gli avranno forse tagliato lo stipendio o convertito il contratto in un co.co.pro, che mi sta abbandonando così? O magari è stagionale, come gli impiegati dell'Alitalia? Comunque sia, oggi ho deciso di fare come le vecchie signore ed elencare tutti i miei acciacchi fisici, giusto per parlare un pò. Il tutto è cominciato con il famoso strappo muscolare, per il quale ben due E.R. non hanno saputo trovare una spiegazione. La settimana scorsa la mia chiropratica mi vede e individua in quattro e quattr'otto la causa: ernia del disco cervicale, dovuta a una postura scorretta davanti al computer. Abbiamo iniziato subito con le trazioni e con gli impacchi di ghiaccio, ma ci vorranno un paio di mesi prima che la cosa rientri del tutto. Con buona pace del paio di lettori di questo blog che l'avevano immediatamente giudicata una macellaia, la mia chiropratica è una tosta. Tamponato momentaneamente il problema schiena, ci si è messa l'influenza. Alla fine di marzo c'è stata la GDC, la solita settimana di conferenze e seminari sui videogiochi che si tiene al Moscone Center qui in città. Qualcuno deve aver portato un virus particolarmente socievole, perchè alla fine della settimana eravamo tutti malati, chi più chi meno. E, come molti ben sapranno, un marito di 1,95 con 39° di febbre non è proprio facilissimo da curare... L'ultimo momento di brivido è arrivato quando una mammografia mi ha rilevato una massa solida nel seno sinistro. Dopo essere stata sforacchiata alla grande da sei aghi, la biopsia ha rilevato che si tratta di un fibroadenoma, quindi di una cosa tutto sommato benigna che non deve essere rimossa. L'incisione per il passaggio degli aghi fa ancora un pò male, ma almeno le notizie sono positive. I risultati sono arrivati ieri, proprio il giorno del mio compleanno, che tra impacchi di ghiaccio e medicazioni varie è passato un pò in sordina. Dopo questo periodo di minestrine da ammalati, ho tutta l'intenzione di rifarmi stasera al Candy Bar, un posto dietro l'angolo che serve solo vini e meravigliosi dolci stagionali. Perchè sarà l'età che avanza, signora mia, ma i dolci del Candy Bar rimetterebbero in piedi anche i morti...

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19 febbraio 2009

ER: c'è sempre una prima volta

Il mio rapporto con la sanità americana non è mai andato oltre i controlli di routine dall'oculista e dal dentista e più volte ho sentito di non aver sfruttato a dovere i soldi spesi dalla compagnia di Sterling per garantirci un'assicurazione sanitaria a prova di qualsiasi catastrofe. Evidentemente devo essermi lamentata così tanto che qualche entità superiore mi ha ascoltata e ha deciso di farmi provare il brivido di una notte all'ospedale. Non in un letto, sia ben chiaro, ma in una sala d'attesa in puro stile San Francisco (leggi: piena di gente strana e di senzatetto). Questi i fatti: martedì mattina vado dalla mia chiropratica per il solito controllo di routine dopo aver avvertito nel weekend dei dolorini alla base del collo. Esco dal suo studio fresca come una rosa, coi muscoli pronti allo scatto, e mi dirigo da Macy's per comprare il famoso cuscino TempurPedic che la dottoressa in questione mi ha consigliato. Per strada però prendo ettolitri di pioggia che si infilano insidiosi anche nella mia giacca Nike teoricamente a prova di uragano. Sarà la pioggia o una mossa sbagliata della chiropratica (io propenderei per la prima ipotesi), ma a partire dal pomeriggio il mio collo decide di andare in sciopero e di bloccarsi in un'unica posizione: sguardo dritto davanti a me, un pò abbassato, come un cantante rock scazzato. Una specie di Liam Gallagher dei poveri, insomma. Il compleanno del padre di Sterling si rivela una tortura, con me che mi giro come Robocop per parlare con i vari invitati, e la notte va anche peggio, praticamente non chiudo occhio. La mattina dopo sono un rottame, faccio gli impacchi di ghiaccio e di caldo come raccomandato dal medico ma all'ora di cena non reggo più: ho bisogno di una dose di qualsiasi cosa. Arriviamo in ospedale alle 9 di sera, aspettiamo pazientemente (Sterling) e mugolantemente (io) il nostro turno per quattro ore e mezzo e alla fine ricevo l'agognato premio: una flebo di morfina e una di valium, olè! Riesco perfino a dormicchiare sul lettino dell'ambulatorio e al momento di essere dimessa mi illumino di immenso: mi stanno prescrivendo dell'altro valium da prendere a casa, insieme a vicodin e a un ibuprofene tre volte più potente di quello da banco. Certo che gli ospedali americani non si risparmiano la robba bbona, eh! Arriviamo a casa quasi alle cinque di mattina, dormo alla grande per tutta la notte e poi, perchè no, anche per tutto il pomeriggio successivo. Dovrò compensare il sonno perduto, no? Ora sono tutta contenta, tra poco mi farò la mia dose serale e andrò di nuovo a dormire... come ho fatto a non capire prima che dormire è l'attività più gratificante per un essere umano? Certo, anche la spalla va meglio e posso perfino muovere il braccio, ma questi sono dettagli insignificanti al confronto. Messa così posso anche trascurare le otto ore passate in ospedale e il conto strabiliante che di sicuro mi arriverà a casa nei prossimi giorni. Per ora non ci penso, mi limito a dormire il sonno dei giusti.

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