
Il primo giorno di E3 ha già portato abbastanza drammi da bastare per il resto della settimana. Premetto che la foto è di repertorio, visto che lo spazio espositivo non aprirà che domani. L'unico evento a cui ho dovuto partecipare oggi è stata la conferenza Microsoft, che ha bilanciato un paio di novità interessanti con tante cose già viste, sentite o copiate dalla concorrenza. Ok, Final Fantasy XIII sarà pubblicato anche su Xbox 360, ma c'era proprio bisogno che il sistema avesse anche lui le sue icone-personaggio clonate dal Wii e un karaoke uguale a quello di Sony? Dopo questa generale mancanza di originalità è stato deprimente fare una fila di mezz'ora per ritirare il pass per la fiera e sentirmi dire che
non sono nell'elenco delle persone registrate. Non è la prima volta che succede, ogni anno qualche giornalista è puntualmente vittima della disorganizzazione dell'evento, ma quello che mi ha mandata in bestia sono state le domande idiote dell'impiegata. "Sei sicura di esserti registrata?" Noooo, ho prenotato un biglietto aereo così, solo per godermi il sole di Los Angeles. "Sei sicura di non essere registrata sotto un altro nome?" Certo, in realtà sono una spia del governo italiano mandata a carpire i segreti dei videogiochi americani. Dopo essere stata rimbalzata da un ufficio all'altro senza concludere nulla, ho deciso di stampare la conferma della registrazione e di sventolargliela domani mattina sotto il naso, di solito funziona. Visto che ormai non mi fido di nessuno, farò lo stesso anche con le conferenze Nintendo e Sony, che si svolgeranno una dopo l'altra domani mattina. Da domani inizia la fiera vera e propria, quella che ci costringerà a una manciata di ore di sonno per notte. Per chi fosse poco pratico di questo lavoro, una fiera grande come l'E3 di Los Angeles o la Games Convention di Lipsia si può riassumere così: sveglia intorno alle 7, colazione e trasferimento al Convention Center. Appuntamenti, demo e interviste come da calendario della compagnia per cui si lavora, di solito concentrati tra le 9 del mattino e le 6 del pomeriggio (il pranzo non è un'opzione contemplata, non c'è tempo). Rientro in hotel, cena alle 7 con i colleghi e maratona giornalistica a oltranza. Si comincia a scrivere articoli alle 8 di sera e si va a dormire quando si è finito tutto, se si è fortunati verso le 2 del mattino, altrimenti anche alle 4 o alle 5. Si dorme per un paio d'ore e la mattina dopo si ricomincia tutto daccapo. La cosa non è particolarmente piacevole se si è impiegati regolarmente da una casa editrice o da un sito web, ma se si è freelancer come me si arriva a guadagnare l'equivalente di un mese di lavoro in tre o quattro giorni. Insomma, distruttivo ma ne vale la pena, soprattutto se si lavora per una compagnia grande come GameSpy, che può permettersi una "war room" enorme con internet ad alta velocità, stampanti e cibo a tutte le ore del giorno e della notte. L'avventura è cominciata e, visto che non c'è via di scampo, è meglio allacciarsi le cinture e godersela...
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